Il 53enne Benito Arone, originario di Montalto Uffugo, dal penitenziario di Vibo Valentia era stato trasferito nella sezione speciale per collaboratori di giustizia dell’istituto di Ariano Irpino

L’hanno trovato impiccato nella sua cella all’interno della sezione pentiti del carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Proprio mentre la sua scelta di collaborare con la Procura distrettuale antimafia di Potenza veniva notificata ai suoi diversi coindagati per i traffici di droga dei fratelli Filippo (foto a destra) e Giacomo Solimando – il primo già capo-‘ndrina di Corigliano e reggente del locale di ‘ndrangheta cosiddetto “degli zingari” di Cassano Jonio – e il riciclaggio dei loro proventi nell’azienda agricola De Pascalis di Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

Nell’avviso di chiusura delle indagini spiccato mercoledì scorso dal sostituto procuratore distrettuale di Potenza Annagloria Piccininni, e notificato a partire dalle ore successive alle 42 persone coinvolte nell’inchiesta dell’Antimafia lucana, accanto ai nomi di due indagati si legge «domiciliato presso il Servizio centrale di protezione», ch’è la dizione impiegata per i collaboratori di giustizia portati in località segrete per proteggerli dal rischio di ritorsioni.

Omicidio mafioso camuffato da suicidio? Aperta un’inchiesta  

Uno dei due “pentiti” indicati nell’atto giudiziario era il 53enne Benito Arone (foto in alto a sinistra), originario di Montalto Uffugo, ma da anni residente con la moglie e il figlio nelle campagne tra i comuni di Tursi e Policoro nella Piana di Metaponto, in provincia di Matera. È proprio lui l’uomo trovato impiccato in cella.

Proprio di Policoro è originario il 51enne boss ‘ndranghetista Filippo Solimando, detenuto dal febbraio del 2015 al 41-bis nel carcere di Opera a Milano, e condannato con sentenza definitiva a 20 anni di carcere nell’ambito del maxiprocesso “Gentlemen” per un colossale traffico di droga a livello intercontinentale avente come approdo il comprensorio jonico della Sibaritide.

Il trasferimento di Arone dal carcere di Vibo Valentia alla sezione speciale per collaboratori di giustizia dell’istituto di pena di Ariano Irpino risale a circa un mese fa. Il suo corpo, esanime, è stato trovato venerdì scorso, quando un agente della polizia penitenziaria ci si è imbattuto durante un giro di controllo. Per far luce sull’accaduto la Procura di Benevento ha aperto un fascicolo d’inchiesta, ordinando il trasporto della salma nell’ospedale di Avellino per effettuarvi l’autopsia.

Il carcere di Ariano Irpino

Vi sono infatti dei sospetti da fugare. Vale a dire: quelli d’un ipotetico omicidio camuffato da gesto autolesionista. Fosse così, il delitto potrebbe avere una matrice mafiosa, considerata la recente decisione dell’uomo d’avviare una collaborazione coi magistrati antimafia di Potenza guidati dal procuratore Francesco Curcio.

Il “reggente” lucano dei fratelli Solimando finiti in carcere nel 2015 

Assieme al 56enne Giacomo Solimando – anch’egli condannato nel processo “Gentlemen”, a 11 anni di carcere e detenuto a Catanzaro – Arone era a capo di un’organizzazione criminale in grado di rifornire di droga le piazze di spaccio della vicina Basilicata e in particolare nei comuni di Scanzano Jonico, Bernalda, Colobraro, Tursi, Nova Siri, Valsinni, Rotondella e Terranova del Pollino. Arone fu ribattezzato “Pollicino” dagl’investigatori, proprio per l’abilità di seminare droga ovunque.

Nel 2015 – proprio a causa dell’arresto dei fratelli Solimando nell’ambito della maxi-inchiesta “Gentlemen”, condotta dalla Procura antimafia di Catanzaro – ad Arone venne affidata la reggenza del clan calabro-lucano dei Solimando.

I fratelli Solimando spiati dalla guardia di finanza durante le indagini di “Gentlemen” 

E da quel momento in poi, secondo i magistrati inquirenti, avrebbe preso in mano anche il rapporto con gl’imprenditori De Pascalis, titolari dell’omonima azienda agricola in cui sarebbero stati riciclati almeno 4 milioni di euro dei Solimando.

Almeno fino a maggio di quest’anno, quando sono scattate le misure cautelari anche per lui, i Solimando, e gl’insospettabili imprenditori agricoli. Inclusa l’ex consigliera comunale Rosanna De Pascalis, eletta nel 2016 in una lista civica di Centrosinistra a Scanzano Jonico, comune che nel dicembre del 2019 è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.

Giacomo Solimando

Il “sistema”, secondo gl’inquirenti dell’Antimafia lucana, prevedeva il pagamento “in nero” degli operai impiegati sui campi e di quantitativi importanti di frutta, perlopiù fragole del metapontino, da alcuni produttori locali. Frutta che poi veniva etichettata e rivenduta “in bianco” come produzione propria, generando utili impiegati per un’imponente espansione aziendale. Con l’acquisto di terreni e immobili.

Ma sono anche altre le vicende di cui potrebbe essere rimasta traccia nei verbali d’interrogatorio resi da Arone da un mese a questa parte… direttore@altrepagine.it 

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.