Detenuto dal 2015 al 41-bis e condannato definitivo a 20 anni, oggi in carcere ha ricevuto una nuova ordinanza emessa dai giudici della Lucania, sua regione d’origine, anche nei confronti del fratello Giacomo, anch’egli da allora tra le sbarre, e d’altre 22 persone

 

 

di Fabio Buonofiglio

Macinavano chilometri. Dalla Calabria e dalla Basilicata alla Puglia, alla Campania, da Roma alla Bassa Brianza. Gli scatti della Direzione investigativa antimafia ritraggono i loro viaggi d’affari sporchi in auto, da un lato all’altro dell’Italia. E non solo. Nell’immagine fotografica qui sopra, i fratelli Filippo e Giacomo Solimando, di 51 e 56 anni, s’intrattengono con alcuni giostrai di Policoro in provincia di Matera, il loro paese d’origine.

 

L’OPERAZIONE “GENTLEMEN”

Entrambi erano stati arrestati all’alba del 16 febbraio 2015, oltre sei anni fa, nell’ambito della maxi-inchiesta denominata “Gentlemen” e condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro su un colossale traffico internazionale ed intercontinentale di droga.

 

CAPO ‘NDRINA DI CORIGLIANO E REGGENTE DEL LOCALE ‘NDRANGHETISTA DI CASSANO

Filippo, residente a Corigliano Calabro, era il capo ’ndrina del Comune oggi fuso con Rossano, e reggente del locale di ’ndrangheta cosiddetto “degli zingari” della famiglia Abbruzzese, avente sede centrale nella vicina Cassano Jonio.

 

Filippo Solimando

 

CONDANNATI DEFINITIVI A 20 E AD 11 ANNI PER TRAFFICO INTERCONTINENTALE DI DROGA

Filippo da allora è detenuto al regime carcerario duro del 41-bis e continua a scontare la propria pena a 20 anni di reclusione in relazione alla sentenza definitiva. Pure il fratello Giacomo da allora è in carcere e sta scontando i suoi definitivi 11 anni e quattro mesi.

 

L’ORDINANZA CARCERARIA DI STAMANE

Stamattina ad entrambi è stata notificata nei rispettivi istituti di pena ove si trovano, una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. Emessa dai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Potenza.

 

Con loro già detenuti da anni, sono finite dietro le sbarre altre 10 persone, altre 6 agli arresti domiciliari, mentre per altre 6 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale potentino ha disposto l’obbligo di dimora nei rispettivi Comuni di residenza.

 

Tutta gente come loro di Policoro, ma anche di Scanzano Jonico, Colobraro e Tursi, nel Materano, e un soggetto di Nocara, Comune interno dell’Alto Jonio cosentino. L’operazione di polizia giudiziaria di stamane è stata condotta da carabinieri e guardia di finanza dei comandi provinciali di Matera.

 

 

LE ACCUSE: DROGA E RICICLAGGIO PER GROSSI AFFARI IN AGRICOLTURA

Le accuse nei confronti degl’indagati vanno dal traffico di droga agl’investimenti illeciti nel settore agricolo. Gl’indagati, a vario titolo, sono ritenuti responsabili d’aver fatto parte di un’associazione per delinquere specializzata nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e marijuana, oltre che accusati di trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, estorsione e incendio. 

 

IN COLLEGAMENTO DIRETTO CON LA SIBARITIDE

L’organizzazione criminale materana avrebbe avuto un collegamento diretto col clan degli zingari Abbruzzese di Cassano Jonio che domina la Sibaritide, proprio attraverso i fratelli Solimando.

 

Tra gli aspetti più inquietanti, la capacità dell’organizzazione di riciclare il denaro incassato col narcotraffico, pari anche a diversi milioni d’euro, in attività produttive del settore agricolo, condizionando di fatto il mercato regionale lucano.

 

I fratelli Solimando avrebbero avuto il ruolo principale, delegando le attività a Benito Arone, di 53 anni, originario di Montalto Uffugo ma residente a Tursi, e ad Antonio Bevilacqua, di 32, di Policoro, mentre il riciclaggio avveniva grazie all’interessamento dell’azienda agricola del noto imprenditore di Scanzano Jonico Aldo De Pascalis, di 61 anni, titolare coi suoi familiari d’una tra le più importanti realtà economiche del Materano che oggi è finita sotto sequestro.

 

Giacomo Solimando

 

SOLO CON LE FRAGOLE, 4 MILIONI DI EURO IN POCHI ANNI

Il riciclo del denaro in agricoltura sarebbe avvenuto proprio grazie a questa grossa azienda, dapprima intimidita attraverso gravi atti incendiari e poi prestatasi ad utilizzare i soldi sporchi del narcotraffico per l’acquisto di prodotti poi etichettati e rivenduti come propri, passandoli come produzione tipica.

 

La società coi Solimando avrebbe anche permesso d’acquistare terreni, immobili e attrezzature, condizionando il mercato. Secondo gl’inquirenti, si sarebbe trattato d’una vera e propria attività commerciale, consentendo all’imprenditore d’ottenere significativi utili, nuovamente immessi nel ciclo aziendale.

 

Nelle varie campagne agricole, infatti, specie per le fragole, sarebbero stati impiegati, tra il 2013 e il 2019, somme di denaro pari a quasi 4 milioni d’euro, che non sarebbero transitate dal conto corrente aziendale. Il sodalizio criminale individuato avrebbe operato nella zona del Metapontino, principalmente nei Comuni di Policoro, Scanzano Jonico, Colobraro, Tursi, Valsinni e Bernalda.

 

Filippo Solimando è tuttora sotto processo a Castrovillari nell’ambito dell’inchiesta tutta coriglianese denominata “Tribunale”.  

direttore@altrepagine.it

 

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