Nel rossanese da due settimane il clima criminale è rovente. Nuove intimidazioni incendiarie pure nel coriglianese

Quella che va avanti da un paio di settimane in qua a Corigliano-Rossano è una guerra di ’ndrangheta. Combattuta con armi spesso “non convenzionali”, ma senza esclusioni di colpi dall’una e dall’altra parte della barricata criminale.

Protagonisti boss o aspiranti tali e la picciotteria di sempre. Il fronte è quello dell’ex ‘ndrina rossanese fino a pochissimo tempo fa governata dall’“autorevolezza” ’ndranghetista del 42enne neo collaboratore di giustizia Nicola Acri detto “Occhi di ghiaccio”.

Il suo recente “pentimento” ha fatto saltare quel fermo equilibrio e con esso è saltato tutto. Compresi quei freni inibitori che spesso “consigliano” agli “azionisti” delle ’ndrine di fare in modo da non attirare più di tanto su di loro le attenzioni, il livello di guardia e l’allarme da parte degli “sbirri”, il braccio armato dello Stato.

L’allarme adesso è altissimo 

Attenzioni, livello di guardia e stato d’allarme nel rossanese sono invece altissimi da oltre una settimana a questa parte. Le indagini “sul campo” di carabinieri e polizia sugl’innumerevoli atti offensivi reciproci tra quei belligeranti che fino a pochissimo tempo addietro erano uniti sotto la stessa fibbia, adesso sono seguite e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri.

Il procuratore antimafia Nicola Gratteri

Ieri pomeriggio, intorno alle 18, l’ultimo fatto della lunga sequenza di questo reale romanzo criminale. Con due auto mandate a fuoco sotto i raggi cocenti del sole di luglio a due passi dalla sede comunale di Piazza Santi Anargiri, tra Via San Bartolomeo e Via Vallone del grano, nel cuore del centro storico.

La ricostruzione dei poliziotti del Commissariato cittadino palesa però d’una spedizione punitiva, di cui l’esplosione a fuoco dell’Alfa 156 – e della Fiat Punto anch’essa travolta dalle fiamme che hanno avvolto la prima – sarebbe stato soltanto l’epilogo. A bordo dell’Alfa, infatti, si trovavano il noto pregiudicato 41enne Gaetano Solferino e i suoi due nipoti Gaetano, di 22 anni, ed Andrea Pio, di 25, uno di questi ultimi alla guida.

Il terzetto sarebbe stato fermato e bloccato dai nemici, armati di mazze servite a compiere un pestaggio. L’ennesimo di queste due settimane infernali. Due mazze sono state infatti ritrovate sul posto dalla polizia.

Ad avere la peggio sarebbe stato proprio uno dei nipoti di Gaetano Solferino, trasportato d’urgenza prima al Pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio” per poi essere trasferito nel nosocomio dell’Annunziata a Cosenza per un trauma cranico e varie contusioni. 

Le trame criminali in atto 

Un po’ di giorni addietro, a Solferino, attraverso un ragazzo, i nemici avrebbero mandato una ’mmasciata con l’intimazione d’andarsene via da Rossano.

Già, ma perché tale accanimento nei confronti del pregiudicato e del suo gruppo ai cui indirizzi già nei giorni scorsi erano giunti gravi atti intimidatori accompagnati persino da pistolettate in aria per “convincerli”?

In generale, le indagini di carabinieri e polizia sarebbero concentrate su taluni presunti giri di droga. Si suppongono attività di traffico e spaccio “non autorizzate” da qualche boss emergente.

I fatti di ieri e dei giorni scorsi starebbero consigliando all’inquirenti di scavare pure nei meandri del passato di certuni protagonisti. Proprio Solferino, infatti, anni addietro aveva cominciato a collaborare con la giustizia, ma non era stato ritenuto un collaboratore attendibile ed era stato ben presto “scaricato” da parte dei magistrati antimafia. La notizia del suo “pentimento” dell’epoca s’era però subito diffusa e ignoti gli avevano incendiato l’abitazione “per punizione”.

E Solferino, tra i noti pregiudicati rossanesi liberi non è l’unico ad essere stato vittima in queste settimane di pestaggi ed altri atti intimidatori, sempre ad opera di mani rimaste ignote e che quindi ancora non palesano il “chi contro chi”.

Prima di lui era toccato al 40enne Massimo Esposito alias “Pica pica”, al 47enne Carmine Morello detto “’U richiarare”, al 39enne Gennarino Acri fratello dell’ex boss e killer dagli occhi di ghiaccio, e ad altri.

Da oltre una settimana nel rossanese avrebbero fatto ritorno pure alcuni “compari” dalla Germania, da Fellbach, vicino Stoccarda, nel Baden Wuttemberg, dove l’ex ‘ndrina di Nicola Acri avrebbe da anni una “base logistica” e dove gestirebbe parecchi affari illeciti.

E in questi giorni sempre nel rossanese vi farebbero spesso capolino pure alcuni piccoli pregiudicati coriglianesi, in particolare dalle parti del Traforo, in centro storico.

Il rogo di stanotte nel coriglianese

Torna a preoccupare molto pure il coriglianese 

Proprio nel coriglianese, frattanto, stanotte, dopo le auto incendiate la notte precedente in due distinte zone ai piedi del Castello ducale, è stato compiuto un altro atto incendiario.

Ad essere mandato dolosamente a fuoco, stavolta, è toccato a un capannone che insisteva in contrada Muzzari nei pressi dello Scalo. Una struttura di 500 metri quadri usata come ricovero d’animali e d’attrezzature agricole, gestita da un allevatore del posto di 79 anni.

Oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia coriglianese che hanno avviato le indagini del caso. Altro atto intimidatorio, sempre a Corigliano e sempre in quella stessa zona, è stato compiuto ai danni del giovane gestore d’un campo da calcetto privato, con lo spogliatoio messo a soqquadro ed escrementi umani fatti ritrovare sull’uscio. direttore@altrepagine.it

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.