Pagnotta, Sabino e Vitelli nel “cerchio” della Dda

 

Estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso, danneggiamento, occupazione abusiva d’alloggi d’edilizia residenziale pubblica popolare. Con queste accuse sono finiti in manette, stamane a Corigliano Rossano, tre coriglianesi, tutt’e tre volti molto noti negli ambienti investigativi locali e in particolare ai carabinieri della Compagnia coriglanese guidata dal capitano Cesare Calascibetta. Nei confronti del terzetto è stata spiccata un’ordinanza applicativa di misure cautelari in carcere da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Vincenzo Luberto e del sostituto Alessandro Riello. Atto che che ha fatto seguito alle indagini condotte in questi mesi dagli stessi militi dell’Arma cui all’alba è toccato d’arrestarli. Si tratta di Giacomo Pagnotta, di 43 anni (foto a destra) Francesco Sabino, di 28 (foto a sinistra), e Marco Giuseppe Vitelli, di 24.

Marco Giuseppe Vitelli

 

L’Antimafia, dunque, mette la parola fine a un sistema illecito d’accaparramento e gestione fraudolenta delle case popolari. Il terzetto, secondo le accuse, gestiva gli alloggi popolari per assegnarli a soggetti contigui o vicini, tra cui parenti d’esponenti condannati per reati di mafia. E chi ne aveva diritto veniva sbattuto fuori mediante atti d’intimidazione e minacce. L’attività investigativa ha accertato tuttavia un solo appartamento i cui inquilini (legittimi assegnatari) sono stati sottoposti a continue vessazioni e gravi danneggiamenti, anche interni all’abitazione. L’obiettivo era quello di “sfrattarli” e i metodi finalizzati a fargli terra bruciata intorno, togliendogli, per esempio, l’energia elettrica o l’acqua. Gl’investigatori hanno validi motivi per supporre analoghi comportamenti nell’assegnazione d’altri appartamenti d’edilizia popolare nello Scalo di Corigliano.

 

Pagnotta viene portato in carcere

 

A tal riguardo le indagini proseguono a pieno ritmo, in sinergia con l’Azienda per l’edilizia residenziale pubblica di Cosenza. Le indagini condotte dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia coriglianese diretta dal tenente Giuseppe Della Queva traggono origine da diverse segnalazioni da parte dei legittimi assegnatari d’abitazioni d’edilizia residenziale pubblica, in cui s’affermava che diversi immobili erano stati arbitrariamente occupati da persone ivi sistemate dagli odierni arrestati. Più in dettaglio, il quadro indiziario ha permesso d’appurare come in almeno un caso, presso un alloggio popolare dello Scalo coriglianese, gl’indagati compivano ripetute azioni, attuate con modalità mafiose, finalizzate a coartare i legittimi titolari ed a provocare in loro la rinuncia a un diritto patrimoniale, col conseguente danno materiale e morale. Azioni finalizzate non solo a preservare l’impunità degl’indagati, ma anche e soprattutto a far conservare all’illegittimo possessore l’utilizzo dell’appartamento occupato attraverso l’intimidazione del legale titolare. Gli arrestati, insomma, utilizzavano veri e propri metodi d’intimidazione mafiosa, per i quali il gip distrettuale di Catanzaro ha ritenuto sussistente l’aggravante del metodo mafioso. Alle vittime, infatti, indicavano la parentela dell’illegittimo possessore dell’alloggio popolare da loro “sistemato” con un soggetto già condannato per associazione mafiosa, ingenerando un inevitabile timore cui s’aggiungevano affermazioni minacciose e danneggiamenti compiuti per entrare nei locali o nelle loro pertinenze.

 

Il trasferimento in carcere di Vitelli

 

Inoltre, il profilo criminale del terzetto è stato appurato non solo dai loro precedenti penali, reati contro il patrimonio e la persona - nei confronti di Pagnotta pure per associazione mafiosa - che secondo gl’inquirenti certifica la persistenza d’una specifica capacità a delinquere rivolta al detrimento del patrimonio e della libertà altrui, ma anche dal loro inserimento nel contesto criminale locale, tanto da potersi permettere di spendere il nome d’un soggetto già condannato in via definitiva per associazione mafiosa ed ingenerare uno stato d’intimidazione nei confronti delle vittime. Contestualmente sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari, anche con l’ausilio delle unità cinofile dello Squadrone dei carabinieri “Cacciatori” di Calabria, e controlli mirati nelle case popolari dello Scalo coriglianese per acclarare altre illegittime occupazioni.