Omicidi Portoraro e Longobucco: una logica o due?

 

A questo punto sorge spontanea qualche domanda. Che sta succedendo o che è già successo tra le fila organizzate della ’ndrangheta nel vasto comprensorio della Sibaritide? Ci sono nuovi poteri costituiti da “rispettare” e nuovi boss emergenti o già emersi da “onorare”? Nel territorio dell’opulenta Piana che dal basso all’alto guarda pure verso gli orizzonti montani del Pollino è allarme criminalità. Di quelli seri. Di quelli da non sottovalutare affatto, da parte di nessuno.

Durante la notte scorsa un nuovo grosso incendio doloso ha scosso la Marina di Sibari. Un nuovo atto intimidatorio all’interno del villaggio turistico Marlusa, facente parte dello stesso “gruppo” di cui fanno parte quel Minerva club resort preso di mira attraverso un altro incendio doloso consumato una decina di giorni fa, ed un altro villaggio. Tutti di proprietà d’un noto imprenditore oramai sibarita ma d’origini romane, Luigi Sauve, entrato paurosamente “nel mirino”. Strutture ricettive, le sue, che offrono lavoro a centinaia di persone dell’intero comprensorio e che in dieci giorni hanno subito danni per quasi mezzo milione d’euro.

 

Due fatti esemplari, intervallati da un altro incendio di tracotante intimidazione: quello che ha provocato la distruzione di due auto appartenenti al nucleo familiare d’un giovane e dinamico dipendente di Sauve, fiduciario dello stesso importante imprenditore. Tutti fatti criminalmente dolosi che portano, secondo gl’investigatori, in un’unica direzione. I carabinieri infatti concentrano le loro attenzioni sulle dinamiche criminali nella Sibaritide, alla ricerca d’indizi che possano confermare la pista del racket delle estorsioni. Nel caso del “Minerva” è stata vagliata persino la lista dei presenti al banchetto nuziale in programma per il giorno successivo all’incendio, poi regolarmente tenutosi. 

 

 

 

‘Ndrangheta, strategie. E omicidi “eccellenti”Gl’inquirenti antimafia conoscono bene le dinamiche di questo bellissimo grand’angolo di Calabria maledetta, tanto da richiamarla in una delle ultime relazioni della Direzione nazionale antimafia che annunciava in tempi non sospetti mutamenti all’interno dell’organizzazione di ‘ndrangheta locale, prima ancora degli omicidi “eccellenti” dello storico boss sibarita Leonardo Portoraro, avvenuto nel giugno scorso a Villapiana in pieno giorno (nella foto qui sopra, il luogo del delitto), e di Pietro Longobucco, “uomo di rispetto” della ‘ndrina di Corigliano ammazzato circa un mese fa.

 

Dietro a questi due delitti potrebbe esservi la strategia d’un “piano d’azione di bonifica ambientale” per non avere oppositori da parte di chi ha già tra le mani le redini criminali dell’intero territorio e vorrebbe assicurare un’indisturbata continuità alle sue fiorenti attività illecite di sempre: droga, estorsioni, usura, ingerenza negli appalti pubblici e privati, e tant’altro. Ma questi due ultimi delitti fanno parte di un’unica “logica” criminale oppure di due e tra esse contrapposte? La magistratura inquirente, tanto quella ordinaria della Procura di Castrovillari guidata da Eugenio Facciolla quanto quella Antimafia agli ordini di Nicola Gratteri (foto in alto), sta indagando ed analizzando i fatti con estrema attenzione. E preoccupazione. Non è da escludere che del “caso Sibaritide” da qui a poco se ne possa discutere pure nella Commissione parlamentare Antimafia, oggi presieduta dal senatore di Cosenza Nicola Morra.