L’anno 2019 verrà ricordato dalla storia perché sarà il primo anno in cui la neo nata città di Corigliano Rossano si doterà di tutti i suoi organi democratici completando il processo di fusione tra i due ex comuni di Corigliano Calabro e Rossano e, con le elezioni di maggio, si insedierà il Consiglio comunale della nuova città e soprattutto il popolo sceglierà colui che avrà l’enorme compito di concretizzare nei fatti la discussa fusione fra le due coadiuvato da una giunta comunale composta da sette assessori. Molti non se ne rendono ancora conto, ma l’impegno e le responsabilità sono da far tremare i polsi.

Finita la propaganda sdolcinata tutta rose e fiori profusa dai vari comitati durante la campagna referendaria, è stato subito evidente di quanto sia difficile e complicato armonizzare e rendere coese due realtà, storie, economie, municipi, territori ed anche popolazioni, distanti una manciata di chilometri eppure tanto diverse. Così come è presto stato constatato che tutti i benefici amministrativi e politici, che con immediatezza dovevano arrivare, altro non erano che meri slogan. La fretta, si sa, è cattiva consigliera, ma i maitre a penser, soprattutto rossanesi, avevano una gran fretta e con grande abilità sono riusciti a veicolare nella popolazione l’idea di aver trovato l’uovo di Colombo per risolvere tutti i problemi, carpendo così molti consensi.

 

La frittata, alla fine, è stata fatta. In teoria la fusione è un’idea splendida, però quando si va al dunque i nodi vengono al pettine. Per questo era necessario uno studio di fattibilità, un piano economico attendibile dei costi e dei benefici ed anche una legge ad hoc che prevedesse i necessari finanziamenti per i grandi comuni che si fondono e non la miseria prevista dalla legge attuale che in effetti è stata concepita soltanto per i piccoli comuni. Quando lo scrivevamo abbiamo parlato al vento, scontrandoci con la macchina della propaganda delle cosiddette cento associazioni che ha girato al massimo regime e con l’allora consigliere regionale Giuseppe Graziano all’apice della sua forza politica ed il quale, ben consapevole di doversi creare un paracadute dopo la perdita del seggio regionale, ha fatto il resto del lavoro. A rimorchio sono andati anche altri comitati pro fusione, sia coriglianesi che rossanesi, anch’essi zeppi di personaggi con aspirazioni politiche per i quali la fusione altro non era che un’esercitazione per future proiezioni.

 

Amministrare la città di Corigliano Rossano non sarà facile! Amici che vi apprestate a scendere in campo pensateci bene, fate una sincera autocritica e solo dopo averla superata provateci. Nel frattempo studiate, preparatevi, girate per l’immenso territorio di 360 chilometri quadrati, non fermatevi alla frazione o al condominio dove pensate di prendere i vostri voti perché non vi basteranno. Se siete di Corigliano andate a conoscere il territorio, i problemi e le caratteristiche di Rossano e lo stesso facciano gli amici di Rossano recandosi a Corigliano. Speriamo venga fuori gente preparata e responsabile, poiché amministrare una città che nasce senza fondamenta, senza una struttura comune è molto più difficile che fare il parlamentare o il consigliere regionale che pigia un pulsante ed ogni tanto rilascia un comunicato, un’intervista, o legge un ottimo intervento nell’aula di appartenenza.

 

Un sindaco no, un sindaco non si può nascondere o darsi malato. Un primo cittadino è ogni giorno in trincea alle prese con i problemi che coinvolgono direttamente la vita delle persone e deve sapere dare risposte immediate prendendo decisioni anche coraggiose e scomode, oltre che propositive e moderne. Per questo il sindaco di Corigliano Rossano dovrà essere il meglio che questo territorio può esprimere in quanto a preparazione, sensibilità, conoscenza e possibilmente carisma, ed i nomi circolati fin qui non entusiasmano granché. La crisi profonda dei partiti storici non aiuta nella scelta, così come non giova l’inesperienza e l’approssimazione delle forze politiche che vanno per la maggiore. Non sarebbe male pensare a delle primarie per la carica di sindaco, in modo che anche persone titolate, ma lontane dai partiti e dalle associazioni, o anche membri poco considerati degli stessi, possano proporsi. E che Dio ce la mandi buona.