Il giovane pregiudicato manca ancora all’appello. S’indaga su un presunto fine e diabolico piano di ‘ndrangheta

 

Proseguono in modo silente le indagini da parte dei carabinieri della Compagnia di Corigliano, coordinate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Alessandro Riello, a distanza di quasi venti giorni dalla scoperta dell’ultimo omicidio “eccellente” di ‘ndrangheta che ha insanguinato la nuova città di Corigliano Rossano e che ha visto cadere il boss 51enne coriglianese Pietro Longobucco alias ‘U iancu i varrilicui funerali si sono tenuti, in modo sommesso, nel pomeriggio della vigilia di Natale.

Il cadavere di Longobucco (foto in basso)ammazzato a colpi di pistola una decina di giorni prima, era stato rinvenuto nelle prime ore della mattinata di lunedì 17 dicembre scorso galleggiante nelle acque del porto di Schiavonea. Le stesse acque dalle quali, tre giorni dopo, i sommozzatori dei carabinieri hanno fatto riemergere un furgoncino Fiat Fiorino bianco nel cui abitacolo è stata rinvenuta l’arma del delitto, il revolver dal cui grilletto sono stati esplosi i colpi al petto ed il colpo di grazia alla nuca che ha ucciso il boss. Quel furgoncino bianco ha un legittimo proprietario: si chiama Antonino Sanfilippo (foto in alto)ha 31 anni, è un pregiudicato, e di quel mezzo aveva denunciato proprio ai carabinieri di Corigliano d’averne subito il furto. Già, proprio il giorno prima che di lui si perdesse ogni traccia. Proprio come di Longobucco, il quale era suo amico e col quale si frequentava assiduamente.

 

Erano i primi del mese di dicembre oramai trascorso per fare spazio al 2019. Longobucco è riemerso cadavere giorno 17, quasi simultaneamente col furgoncino di Sanfilippo e la pistola che l’ha ucciso, che - com’è fin troppo ovvio - non ha alcun proprietario: è un’arma clandestina col numero di matricola abraso, cancellato. E nei fondali acquei del porto - setacciati palmo a palmo per alcuni giorni dai sommozzatori dell’Arma - gl’inquirenti sono sicuri non vi sia più nulla e nessuno che possa interessare questo caso. All’appello, quindi, manca solo Sanfilippo. E gli assassini di Longobucco. Che potrebbero essere pure quelli di Sanfilippo. Già, perché il sospetto che pure lui sia morto ammazzato ci sta a pennello in una storia di ‘ndrangheta e di sangue e in un angolo di Calabria che di gente scomparsa di lupara bianca ne ha vista…

 

 

Si deve però, per forza di “non cose”, necessariamente presumere che Sanfilippo sia vivo e che si sia allontanato volontariamente da Corigliano. Sì, ma perché? Uno: forse perché ha ammazzato proprio lui Longobucco? Sul punto, i “si dice” di paese si sprecano su talune presunte insofferenze personali del giovane delinquente nei confronti del rispettato e temuto boss del centro storico coriglianese. Banale, troppo. E poi un pregiudicato di scarsa caratura come Sanfilippo non passerebbe a lungo inosservato in giro per l’Italia oppure all’estero, magari in quella Germania piena d’italiani buoni e malamente.

 

E allora, due: carnefice o no lui stesso di Longobucco, magari proprio lui s’è rivelato un’ottima esca per riuscire a stanare ed a far fuori un boss da tutti unanimemente ritenuto furbissimo? E tre: fosse andata proprio nel secondo modo, appare quasi logico che l’esca viva, preso il pesce grosso, potrebbe essere stata eliminata e buttata in ben tutt’altro posto. Magari lontano da Corigliano o chissà dove. Fatta sparire per sempre, insomma. Sì, perché qui precisamente non si tratta di pesca sportiva, ma di ‘ndrangheta. E un primo “progetto” - poi sventato da parte dei carabinieri della Compagnia locale - teso proprio ad eliminare il boss Longobucco, evidentemente divenuto scomodo, era già emerso ai primi dello scorso mese d’ottobre nel corso di un’altra indagine.

 

Naturalmente si tratta d’ipotesi investigative tutte e tuttora al vaglio da parte dell’inquirenti. Che stanno cercando, non senza difficoltà, di venire a capo d’una più che probabile intricatissima, fine, anzi diabolica matassa criminale. Che potrebbe - pure - non trovarla mai la propria soluzione. Infine v’è una quarta ipotesi: che Sanfilippo, troppo vicino a Longobucco e conscio sin da ottobre della sentenza di condanna a morte nei confronti del boss da parte del tribunale della ‘ndrangheta abbia deciso di darsi “alla macchia” per un po’ proprio per evitare di poter eventualmente rimanere coinvolto - e per sempre - nell’esecuzione di quel lugubre verdetto da parte dei boia di turno? Ma in questa maledetta storia vi sono tante, decisamente troppe coincidenze…

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