«Buongiorno direttore, mi chiamo Mario Esposito e manco da Corigliano dal 1973, una vita. A parte qualche breve visita a parenti e amici nel corso degli anni, le notizie sul paese che mi ha dato i natali, le mie radici, che non si possono ignorare, le apprendo dal Blog di Corigliano e da AltrePagine. Attraverso i tuoi scritti penso di conoscerti e posso escludere, secondo il mio modesto parere, qualsiasi secondo fine in ogni articolo che pubblichi, a parte il desiderio di essere letto, ovviamente. Il fatto di cui si parla in questi giorni, la pubblicazione della lettera scritta, non si sa da chi, e non si sa da dove, in memoria di un affiliato alla ndrangheta ucciso e buttato in mare

(hai pensato che la lettera potesse essere un messaggio indiretto a qualcuno perché capisse quello che doveva capire?). Tu hai pensato che era giusto pubblicarla, qualcuno, com’è logico, si è indignato e in questa situazione la “gente” si schiera. Sembra tutto legittimo finché i toni restano nell’ambito della civiltà, del confronto alla luce del sole, magari mettendoci un po' di passione. Ho seguito e seguo con interesse il dibattito, peccato che negli articoli non si da la possibilità di commentare, perché penso che attraverso i commenti si capisce lo spessore morale, sociale e culturale della “gente”, magari i commenti lasciati fare a chi si iscrive alla lista dei commentatori, che permette di individuarne l’autore. Ho apprezzato che molti tuoi colleghi siano intervenuti a difesa della libertà di pubblicare quello che uno reputa notizia, ma è altrettanto logico che altri possano pensare il contrario, fa parte del gioco delle parti. Quello che è intollerabile è quando qualcuno interviene e usa parole offensive su chi esprime pareri diversi, offende personalmente chi non la pensa come lui, insinua non si sa quale tipo di vantaggio personale in quella posizione, infarcisce il tutto con quattro o cinque parolacce e soprattutto fa riferimenti a situazioni politico giudiziarie senza alcun riferimento reale nella storia.

 

Il mafioso ignorante, sporco, grezzo, che vive in tuguri e mangia pane secco e formaggio stagionato, appartiene ad un “fotoromanzo” oramai sbiadito e ammucchiato in una cesta in cantina che nessuno guarda più. Se uno fa il giornalista, un minimo di cultura e di nozioni le deve avere, se parla di mafia o di ndrangheta, quello che dice il procuratore antimafia di Catanzaro, Gratteri, lo deve sapere. Gratteri parla di una ’ndrangheta che ha uomini fidati nelle banche, nella finanza, sparsi per il mondo a fare affari con droghe, armi e traffico di uomini e che servendosi di gente rude, muove miliardi di euro e controlla il voto in interi territori, impedendone lo sviluppo, perché hanno bisogno di una zona franca, dove possono operare senza difficoltà e hanno bisogno di complicità a tutti i livelli: politici, tecnico burocratici, giudiziari e sociali.

 

Caro direttore, spesso e volentieri uno crede di aiutare un amico o un parente e invece procura solamente un danno, in Veneto direbbero “la toppa è peggio del buco”. Certi aiuti non servono, penso che per la vita civile, sociale e morale del paese, servano molto, ma molto di più, sette o otto ragazzotti che si indignano, che difese fatte, consentite anche a me un termine poco consono alla discussione, alla cazzo di cane. Un paese è civile se il confronto avviene sui fatti e non su delegittimazioni inventate e senza sostanza, basta dire a chi si indigna che ha interessi di famiglia, a chi parla di emigrati tacciarlo di buonista, a chi parla di una redistribuzione in maniera più logica della ricchezza dargli del comunista e cosi via, in maniera tale che la discussione non prende piede e tutto rimane così com’è. Questo non è modo di discutere, è volere denigrare chi ha idee diverse e si è disposti a tutto pur di farlo tacere. Il mio augurio è che tanti giovani si rendano conto che l’andazzo attuale non fa altro che peggiorare la situazione e che prendano a cuore le sorti del paese, studino, perché la politica è sapere, è cultura, si organizzino perché da soli non si va da nessuna parte e abbiano tanta voglia di un mondo umano. Mi ricordo un vecchio detto coriglianese di quando ero ragazzo se si discuteva animatamente su una cosa parallela alla cosa importante, senza quindi arrivare ad una conclusione seria: “hami persi i voi e jemi truvanni i corni” (abbiamo perso i buoi e andiamo in cerca delle corna.) Mi piacerebbe moltissimo che i giovani andassero a cercare quei buoi persi e li portassero nella stalla per garantire un futuro sereno. Mario Esposito» 

 

“Zio Mario”, tu manchi da Corigliano dal 1973, io sono nato nel 1974. Sì, una vita, o meglio, meno d’una mezza augurandoti più di quei cent’anni che a me basterebbero pure! Mi fa enormemente piacere ricevere e pubblicare la tua appassionata lettera di meridionale pensante, e mi fa piacere il fatto che attraverso noi segui con interesse costante ciò che accade nella tua, mia, nostra terra. E adesso posso finalmente svelarti d’averti conosciuto di persona, diversi anni orsono, avendoci presentati i tuoi splendidi e validi nipoti, miei coetanei e miei cari amici sin dai tempi della nostra infanzia, insieme ai tuoi stimabilissimi fratelli e sorelle. Continua pure a seguirci “zio Mario”, a presto.

Fabio Buonofiglio, Direttore responsabile AltrePagine.it

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