In attesa che dall’autopsia del cadavere rinvenuto ieri mattina presso una delle banchine del porto di Schiavonea, a Corigliano Rossano, nonché dagli esami comparativi del Dna, giunga la conferma ufficiale sull’identità di Pietro Longobucco, il 51enne boss di ’ndrangheta coriglianese che sarebbe stato ammazzato a colpi di pistola oltre una settimana prima del ritrovamento del suo corpo esanime in acqua

negli ambienti investigativi locali - e non solo - v’è un clima di forte preoccupazione circa la sorte del 30enne vicino agli ambienti criminali e misteriosamente scomparso dalla città più o meno negli stessi giorni dai quali non s’avevano più tracce o notizie del boss. Il giovane, la sera prima di svanire nel nulla, aveva denunciato ai carabinieri il furto d’un furgone. Mai ritrovato. Proprio come lui. Che fine hanno fatto? Il mezzo è stato forse usato per trasportare il cadavere ritrovato nelle acque del porto?

 

Le sorti di quel veicolo e soprattutto del giovane si suppone possano essere legate a strettissimo filo con quella di Longobucco alias U iancu i varrili, cui pare il 30enne fosse vicino e che pare frequentasse abitualmente. Un allontanamento volontario il suo? Nulla è da escludersi secondo fonti investigative, anche se l’ipotesi col passare dei giorni e di queste ore appare sempre più improbabile.

 

 

 

Il boss Pietro Longobucco

 

Frattanto, uno stretto congiunto di Longobucco (mai stato sposato e senza figli) nel pomeriggio di ieri è stato visto entrare presso la caserma sede della Compagnia dell’Arma coriglianese, non è dato sapersi se convocato o meno, e sarebbero stati sentiti pure alcuni altri familiari e parenti con lui non conviventi. La chiave di volta del “caso” - ovviamente sempre in attesa della certezza sull’identità che potrà arrivare soltanto dagli esami scientifici - è quella grande farfalla tatuata su un braccio del cadavere rinvenuto nell’acqua del porto (foto in alto). Ed è proprio la figura tatuata sul braccio di Longobucco.

 

Sempre ieri, in serata, l’abitazione del boss, nel centro storico di Corigliano, è stata ispezionata da un cospicuo numero di carabinieri, ma nulla di più trapela sull’attività espletata nell’ambito della delicata indagine che è coperta dal più impenetrabile riserbo come si conviene in questi casi. Altra visita i carabinieri l’hanno fatta all’autista del boss, un 51enne residente nello stesso centro storico, per informazioni chiaramente di carattere investigativo. L’inchiesta sull’omicidio di ‘ndrangheta è al momento ancora condotta dalla Procura ordinaria di Castrovillari guidata da Eugenio Facciolla il quale coordina le attività investigative sul campo da parte degli esperti detective del Nucleo operativo dei carabinieri coriglianesi. Presto potrebbe passare di competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

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