Qualche filo d’erbaccia incolto da brucare ci sarebbe pure tra gli angoli di cemento di quella degradata e degradante piazza addirittura intitolata a un grande Papa, Giovanni Paolo II, ma che il gregge dei coriglianesi s’ostina persino a chiamare “piazza salotto” e pure dopo che il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla ha fatto sapere loro a quanto ammonta la “cresta” che qualcuno ha realizzato su quelle panche di marmo. Già, proprio sopra le panche stamane stazionava annoiato un centinaio di studenti degl’istituti superiori locali, da lunedì scorso in “occupazione” contro i loro dirigenti scolastici e contro l’ente Provincia di Cosenza per rivendicare non si capisce proprio che cosa.

Ci siamo presentati ed abbiamo avuto modo di parlare con alcuni di loro. Non sanno quello che dicono. E non si capisce affatto quello che vogliono, a parte il non andare a scuola. Qualcuno addirittura ce l’ha con la «finanziaria del Governo» ignorando ovviamente che non è stata ancora neppure discussa in Parlamento e con la «riforma della scuola» da parte del Governo medesimo: già, ma quale? Qualcun’altro, molto più terra terra degli altri, fa riferimento alle palestre degli edifici scolastici ed alla scarsa manutenzione degli stessi edifici: a porte, tapparelle, banchi e sedie rotti. Sì, ma chi li ha rotti? Questa la “grande” manifestazione studentesca di stamane nell’area urbana coriglianese di Corigliano Rossano.

 

Mentre abbandoniamo sconsolati il campo, notiamo che nei dintorni della piazza vi sono addirittura una volante della Polizia e una pattuglia dei Carabinieri per un improbabile quanto inutile servizio d’ordine e che sta arrivando una troupe dei colleghi della Rai regionale, che - come si conviene in questi casi - sceglierà qualcuno che sa dire due parole di senso compiuto e chiederà agli altri d’innalzare quell’unico striscione che noi invece abbiamo visto ammainato e buttato a terra e di fare un po’ di “casino” davanti alla telecamera accesa. Ma sognatevi un servizio pubblico del “politicamente corretto” che vi parli - per dirla alla Sgarbi - di tali capre (capre! capre!) e dei loro poemi: «L’ultimo o il pen’ultimo?», «Parli propio tu!», «Pultroppo ogniuno la pensa in modo diverso» o «Avvolte mi capita di sogniarti». Altro che 200 giorni scolastici l’anno: qui non ne basterebbero 200 milioni. Altro che occupazioni e manifestazioni…