Egregio sindaco di Cosenza, egregio architetto Mario Occhiuto, chi Le scrive, in forma libera ed aperta come ha sempre fatto, è il giornalista che per primo, nella serata dell’altro ieri, ha dato la notizia dell’indagine a suo carico per associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla commissione di determinati reati, giunta a conclusione lo scorso 11 giugno presso la Procura distrettuale Antimafia di Roma. Notizia che, in un post pubblicato ieri mattina su Facebook, Lei definisce «vecchia», affermando che «qualcuno è andato a scovarla per poi diffonderla pensando di farmi un danno in questo momento particolare».

Vede, proprio quel verbo, scovare, che leggo nella sua dichiarazione riportata tra ieri ed oggi da decine d’organi d’informazione di Cosenza e regionali, m’ha urtato e continua ad urtarmi. Lo ritengo irriguardoso nei confronti di chi non ha interesse speculativo alcuno sulla notizia che La riguarda né ha mai avuto interesse speculativo alcuno su alcuna delle migliaia e migliaia di notizie trattate nel corso degli anni. Oltretutto sono un giornalista della città di Corigliano Rossano, molto distante dalla Sua, e questa testata giornalistica tratta perlopiù notizie riguardanti fatti e persone del comprensorio jonico sibarita. Non ne ho perfetta contezza - dovrei controllare - ma è molto probabile che l’altro ieri sia stata la prima volta che il suo nome sia finito tra i titoli di AltrePagine. Il Suo «ogni tanto tirano fuori questa storia» so bene quanto non sia riferito a me. Così come il Suo «avevo ricevuto molto prima dell’estate un avviso di conclusione delle indagini» non vuol dire affatto che la notizia sia «vecchia». Se lo è per Lei, non lo è certo per la pubblica opinione cosentina e della nostra regione. Che, al contrario di Lei, l’ha appresa soltanto l’altro ieri sera.

Tra ieri ed oggi, su Facebook, ho avuto modo di leggere i numerosissimi commenti dei Suoi sostenitori politici, come quelli dei Suoi oppositori e detrattori. E m’ha colpito uno scambio di garbate battute tra un commentatore e Lei stesso, che qui riporto integralmente:

- «E quindi qual è il problema se un giornalista che viene a conoscenza di un fatto lo rende noto? Capisco che il complottismo sia ormai assurto al rango di “così fan tutti e funziona” ma non vedo quale sia il problema se uno fa il suo lavoro divulgando un fatto tanto più se lei è convinto di poter chiarire la sua posizione. Guardi che non siamo in un regime»

- «Mica ho scritto che è stato un giornalista. È stato un politico a divulgare la notizia proprio adesso»

- «Sindaco chin’è stato stato hanno divulgato un atto pubblico…»

- «Proprio in questo periodo? Una storia vecchia e un atto che è di sei mesi fa. Comunque hai ragione, ok»

Se Lei sapesse come mi sono imbattuto in quella notizia - ovviamente non lo saprà mai perché le fonti per me sono d’inviolabile sacralità - si autosbugiarderebbe clamorosamente rispetto alla Sua complottistica dietrologia politica in relazione ai Suoi oppositori e detrattori. Che comprendo, ci mancherebbe. Forse, al posto Suo, io stesso punterei l’indice contro i miei nemici politici e non solo politici. Ed io, che non Le sono né amico né nemico e che - anzi - non ho mai avuto il piacere di conoscerLa, posso tranquillamente rassicurarLa e dirLe che non è affatto come Lei pensa. Ed è libero, ovviamente, di fidarsi o meno delle mie parole.

Detto ciò, passo in rassegna le dichiarazioni autodifensive da Lei rese all’indomani della diffusione della notizia:

«In relazione alla nota vicenda che ha coinvolto il ministro Clini nel periodo relativo al mio primo mandato, risulto fra le 31 persone che sono state indagate ma solo per il fatto (in conclusione di indagine) di aver incaricato come assessore a Cosenza Martina Hauser. Non c’è altro su di me (perché non c’era niente da trovare). Io ho sempre lavorato onestamente: mi hanno affidato progetti (i cinesi, e prima di fare il sindaco) che ho portati a termine nel migliore dei modi possibile. La proposta di incarico a Martina (che era mia amica) gliela feci personalmente in quanto ritenevo che la sua competenza potesse essere utile alla città, mentre in realtà Clini quando venne a conoscenza si mostrò addirittura contrario alla cosa. Lei poi in effetti fece un buon lavoro e ci diede una mano su diverse attività come la lotta all’amianto e il canile. Asserire che Martina o Clini abbiano avuto dei vantaggi per un incarico di assessore a Cosenza, mi sembra un fatto abbastanza paradossale (e che può essere chiarito) considerate le possibilità che i due avevano in quel periodo. Anzi la mia proposta fu accettata da Martina quasi come facesse lei a me un favore personale. E in effetti se anche volessimo considerare l’aspetto economico -ma non era certo questo il motivo che avrebbe potuto spingere una come Martina che in quel momento poteva accedere a qualunque tipo di incarico o consulenza- io credo che lei abbia speso più in viaggi e affitto casa a Cosenza di quanto abbia ricavato dall’incarico di assessore. Il mio avvocato Nicola Carratelli, dopo aver letto tutti i documenti non riscontrando altro, mi ha rassicurato sul fatto che la vicenda per la parte che mi riguarda può essere certamente chiarita. Sono fiducioso perché tranquillo del mio operato, e rispettoso del lavoro dei magistrati. Supereremo anche questa». 

Mentre il Suo avvocato, Nicola Carratelli, fa sapere d’avere già depositato una corposa memoria difensiva e che Lei ha chiesto d’essere interrogato, e che, pertanto, il pubblico ministero Alberto Galanti dovrà necessariamente ascoltarLa prima di richiedere un Suo eventuale rinvio a giudizio: «Ciò che Mario Occhiuto è in primo luogo certo di poter dimostrare, è che i suoi rapporti professionali con la Cina sono antecedenti rispetto al rapporto con il ministro Clini e nascono perlopiù dalla sua personale amicizia con il sinologo Francesco Sisci, originario di Villapiana. Tutti i progetti realizzati in Cina, sono stati commissionati direttamente dal governo cinese, per come documentato dai pagamenti ricevuti con sistemi ampiamente tracciabili».

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