La maxinchiesta giudiziaria Comune accordo condotta dalla Procura di Castrovillari sull’esistenza d’un presunto cartello d’imprese costituito allo scopo di truccare e blindare le gare d’appalto per i lavori pubblici previsti presso l’ex Comune di Corigliano Calabro, che lo scorso 12 luglio ha portato all’esecuzione d’una quarantina di misure cautelari personali e di numerosi sequestri d’imprese e patrimoniali, sta avendo un effetto a cascata su altre gare d’appalto per lavori pubblici in altre regioni d’Italia.

Dopo il caso dello stop imposto dalla magistratura inquirente all’impresa coriglianese EdilBenincasa, facente capo al 35enne imprenditore coriglianese Piero Benincasa tra gli arrestati nell'ambito della maxinchiesta coriglianese, per il risanamento d’un ponte stradale pericolante a Pesaro, un altro caso emerge in quel di Ancona, ancora una volta nelle Marche. Dove, lo scorso 17 settembre, il Comune ha aggiudicato in via definitiva i lavori d’asfaltatura di Via Flaminia, costellata di buche, all’impresa Co.ge.ca. (Costruzioni generali calabresi) di Corigliano Rossano, il cui amministratore risponde al nome del 63enne imprenditore coriglianese Damiano Perrone (foto), tuttora agli arresti domiciliari per la ritenuta associazione a delinquere, il quale, secondo le accuse della Procura castrovillarese guidata da Eugenio Facciolla, sarebbe tra i promotori del supposto sodalizio criminale.

Un appalto da mezzo milione di euro quello di Ancona, vinto dalla Co.ge.ca. con un ribasso del 18,4%. I lavori dovevano cominciare proprio in questi giorni per concludersi entro tre mesi. Ma, proprio in queste ore, per gli automobilisti anconetani è arrivata la doccia fredda dello stop all’inizio dei lavori da parte dell’impresa di Perrone, imposto dalla nostra Procura.

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