di Fabio Buonofiglio

Lo scriviamo senza ipocrisia, come sempre: per AltrePagine la “fusione” Corigliano-Rossano è oramai finita da un pezzo. Nonostante il nostro “No” al referendum dell’ottobre 2017, per un po’ pure noialtri ci avevamo creduto, o meglio sinceramente sperato. Formalmente ancora esiste, è innegabile, ma nella “ciccia”, vale a dire nella sostanza, è stata fatta pezzi pezzi proprio dalla sua prima amministrazione comunale eletta, quella del sindaco Flavio Stasi.

 

Che anziché colmarlo, ha allargato il solco storico tra queste due diverse realtà, non una migliore dell’altra, intendiamoci. E noi speriamo che pure la forma al più presto possa diventare sostanza e amen: vicini, confinanti e amici come prima. È un fatto di cultura, ragazzi. 

 

Se più indizi formano una prova, oggi c’è quella della pistola fumante e il caso può dirsi bell’e chiuso. Sì, proprio oggi che gli schizzi di fango, una volta tanto, stanno colpendo Rossano e non già Corigliano come sovente è accaduto negli anni.

 

C’è chi - a Rossano, ovviamente - si sforza e s’affanna, e mistificando in modo assai maldestro arriva persino ad affermare che l’ultimo fatto di cronaca non rappresenti “una notizia”. Se non è una notizia un gruppo di poliziotti multato da una pattuglia di carabinieri (le smentite “terze” valgono meno di zero) non lo sarebbe più nemmeno quella, oramai iconoclastica, che un uomo morde un cane.

 

E se per Carlo Levi Cristo si è fermato a Eboli, qualcuno pensa che il giornalismo si sia fermato a Rossano. Sì, a Rossano, in queste ore piuttosto frequentata da nostri colleghi della stampa e della televisione nazionali.

“Gentaglia”, per certi maître à penser rossanesi, ma gente che sa molto bene cos’è una notizia. 

 

Perché cos’è una notizia nazionale non lo si decide a Rossano nè a Corigliano, non lo decide una caserma né un commissariato, tantomeno un gelataio e il suo avvocato di fiducia.

 

Cos’è una notizia lo decidono i giornalisti, e lo consacra l’interesse dei loro lettori, radioascoltatori e telespettatori verso la notizia stessa. Sulla quale si forma l’opinione pubblica. Un concetto elementare e vecchio come il cucco.

 

Da AltrePagine, come sempre, pane al pane e vino al vino, altro che mistificare per tentare maldestramente a distrarre coi pur tragici luoghi comuni di sempre (ospedali, tribunali, strade, ferrovie, porti ed aeroporti) che dei nostri destini siamo noi e solo noi gli unici artefici, altro che i giornalisti della stampa nazionale!

 

La “levata del lenzuolo del Patire”, pittoresca manifestazione folcloristica di qualche anno fa

 

E pane al pane e vino al vino, pur occupandoci di cronaca da vent’anni, al netto del sicuro umano senso d’ogni singolo rossanese, non lo ricordiamo affatto il rossanese “senso della comunità” quando meno d’otto anni fa a Corigliano accadde uno dei più orrendi tra tutti i delitti accaduti nell’Italia repubblicana, quello di cui fu vittima la 16enne Fabiana Luzzi, con lei la sua famiglia e con la sua famiglia tutta la comunità coriglianese.

 

E qualche anno prima, quando Corigliano finì su tutta la stampa nazionale per quella squallida vicenda di sfruttamento di prostituzione minorile che coinvolse un gruppo di noti professionisti, i primi schizzi di fango, o forse di merda, al grido di “coriglianesi tutti porci”, arrivarono dai fratelli coltelli e “giammai porcelli” rossanesi.

 

E quando l’ex Comune di Corigliano veniva sciolto per mafia? Nossignori rossanesi, non eravamo affatto tutti mafiosi, anzi: con un po’ d’egocentrismo in meno avreste imparato a distinguere le storie personali, professionali, imprenditoriali e politiche di quanti si sono sempre opposti con coraggio e a viso aperto alla Corigliano mafiosa, e non eravamo affatto in pochi.

 

In queste ore non abbiamo letto nulla di “coriglianese scomposto” sul fatto di Rossano. E sottolineiamo: di Rossano. Ed è un fatto di cultura, non migliore e forse nemmeno peggiore: diversa.

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