Pasquale Semeraro e Giovanni Terranova s’erano appena riforniti d’una pietra di cocaina pura del peso d’un etto

 

 

 

Era il 29 novembre del 2019, quando a Cosenza, all’ingresso dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, una pattuglia dei carabinieri impose l’alt a una Mercedes Classe B. A bordo v’erano due coriglianesi, uno dei quali volto piuttosto noto negli ambienti investigativi coriglianesi della città jonica di Corigliano-Rossano,

 

Pasquale Semeraro, 36 anni, pluripregiudicato e sorvegliato speciale di pubblica sicurezza.

 

Pasquale Semeraro

 

Alla vista dei militari i due aprirono un finestrino della vettura e gettarono fulmineamente un pacchetto. Il gesto non passò inosservato e gl’investigatori ritrovarono subito quella grossa pietra di cocaina pura di cui s’erano disfatti nel tentativo di sfuggire all’arresto.

 

Roba buona, del peso di circa 100 grammi, che con l’aggiunta di sostanze da taglio avrebbe potuto fruttare oltre 900 dosi di “coca”. Che vendute al dettaglio avrebbero a loro volta potuto fruttare un introito d’oltre 50 mila euro.

 

È proprio dall’arresto di Semeraro e del suo accompagnatore, Giovanni Terranova, 37 anni, allora incensurato, che scattò l’inchiesta antidroga denominata “Fly”, coordinata dal sostituto procuratore di Cosenza Margherita Saccà.

In 6, infatti, all’alba di ieri, sono finiti in manette tra i Comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero.

 

Semeraro e Terranova erano stati entrambi condannati in primo grado col rito abbreviato, rispettivamente a 4 e 2 anni di reclusione, pene poi confermate in appello.

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