Erano circa le 19 dell’11 marzo 2015 quando due rapinatori col viso coperto da passamontagna s’erano recati a una stazione di servizio “Tamoil” di Acri a bordo d’una Fiat Uno rubata. Armati di pistole e colpito con un pugno il benzinaio, lo costrinsero a farsi consegnare l’incasso - pari a quasi 2 mila euro - e il telefono cellulare.

 

Sul posto intervenivano i carabinieri, che poco dopo rinvenivano a distanza di alcuni chilometri l’autovettura rubata, al cui interno trovarono i due passamontagna ed alcune impronte digitali.

 

A seguito d’accertamenti scientifici, i carabinieri del Ris di Messina individuarono profili dattiloscopici e Dna che nel luglio del 2016 portarono all’arresto per rapina aggravata e ricettazione in concorso tra loro di due noti pregiudicati coriglianesi: Pasqualino Veronese e Loris Schiavelli.

 

Il primo venne condannato con rito abbreviato dai giudici del Tribunale di Cosenza a 3 anni di reclusione. Schiavelli uscì invece assolto il 12 ottobre del 2017, benché il pubblico ministero ne avesse sollecitato la condanna a 8 anni e sei mesi.

 

L’avvocato Antonio Pucci

 

Contro quell’assoluzione, il pubblico ministero presentò ricorso, ma lo scorso 16 marzo i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro hanno confermato l’innocenza di Schiavelli, il quale era difeso dall’avvocato Antonio Pucci del foro di Castrovillari.

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