Ignoti hanno incendiato l’auto alla madre del 36enne imprenditore Luca Talarico arrestato una decina di giorni fa assieme ad altre 16 persone

 

 

 

di Fabio Buonofiglio

Un incendio doloso ed assai “sospetto”. Secondo chi indaga si tratta infatti d’una sinistra intimidazione trasversale. A Spezzano Albanese, infatti, l’incendio di un’autovettura è un fatto assai inusuale: non siamo a Corigliano-Rossano.

 

Se poi l’auto presa di mira dalle ignote mani incendiarie è quella della madre d’uno degli arrestati una decina di giorni fa nell’ambito della maxinchiesta antimafia “Kossa”, allora farsi due conti non è cosa difficile neppure per l’uomo della strada.

 

E l’auto incendiata, due notti fa, è quella della madre di Luca Talarico, 36 anni (foto), imprenditore agricolo di Spezzano Albanese, ritenuto dagl’inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro “prestanome” della famiglia ‘ndranghetista Forastefano di Cassano Jonio al centro della maxindagine che poco più d’una settimana fa ha portato all’arresto di 17 persone con altre 186 indagate a piede libero.

 

L’attentato incendiario appare come un chiaro messaggio intimidatorio indirizzato proprio a Talarico, il quale è detenuto in carcere.

 

L’imprenditore in odor di ‘ndrangheta nei giorni scorsi era stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro Paola Ciriaco, la quale aveva spiccato le 17 ordinanze di custodia cautelare.

 

Ed aveva risposto alle domande postegli dallo stesso gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia, assistito da un avvocato d’ufficio al contrario degli altri indagati che invece hanno nominato i loro difensori di fiducia.

La maggior parte di questi ultimi agl’interrogatori di garanzia hanno infatti scelto d’avvalersi della facoltà di non rispondere.

 

L’atteggiamento processuale assunto da Talarico potrebbe non essere stato gradito da qualcuno…

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