Enrico La Grotta è tornato in libertà stamane, con l’obbligo di firma dai carabinieri. Atti trasmessi all'Inps

 

 

Quand’era stato messo oramai con le spalle al muro delle sue responsabilità da parte dei poliziotti del Commissariato cittadino, aveva “giustificato” la propria attività di spaccio di droga col grave disagio economico dovuto alla mancanza di lavoro a causa della pandemia in corso, che l’avrebbe visto «costretto a racimolare qualcosina per sfamare figlio e moglie».

La moglie, però, è stato appurato, è beneficiaria del reddito di cittadinanza dello Stato per il sostentamento della famiglia.

 

In carcere ha trascorso soltanto due notti Enrico La Grotta, 40 anni, bracciante agricolo già noto negli ambienti investigativi locali e residente nella popolosa frazione marina di Schiavonea, a Corigliano-Rossano.

 

Stamane, infatti, al termine dell’udienza di convalida del suo arresto di martedì pomeriggio, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Simone Falerno, su richiesta del suo difensore, l’avvocato Gaetano Monte, ne ha disposto la scarcerazione.

 

A La Grotta è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di presentarsi tutti i giorni alla caserma dei carabinieri per firmare la presenza.

In attesa del processo, gli atti del procedimento nei suoi confronti, su disposizione dello stesso gip Falerno, sono stati trasmessi all’Istituto nazionale della previdenza sociale per le valutazioni di competenza.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

LEGGI ANCHE

Corigliano-Rossano | «Per sfamare la famiglia» spacciava droga