di Fabio Buonofiglio

Sotto l’attenta lente investigativa della Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri (foto) stavolta ci finisce il ricco comparto agricolo della Piana di Sibari, da anni inquinato dai boss della ’ndrangheta e dai loro picciotti, i veri “padroni” dell’agricoltura nell’intero comprensorio. A loro, infatti, pure le aziende sane e pulite, in qualche modo e forma devono comunque rendere conto.

 

Produzioni e trasporto verso il Nord Italia della frutta prodotta da Cassano Jonio a Corigliano-Rossano, sotto il diretto controllo della cosca facente capo alla famiglia cassanese dei Forastefano, da tempo oramai alleata con quella degli Abbruzzese, gli “zingari”. Un tempo contrapposte, oggi in pace e in affari tra loro.

 

L’operazione di stamane, denominata “Kossa” dall’antico nome di Cassano Jonioe le relative indagini, sono state condotte dalla Squadra mobile della polizia di Stato della Questura di Cosenza. I poliziotti hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari firmata dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro Paola Ciriaco, nei confronti di 17 persone residenti a Cassano Jonio, San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese, e Paestum in Campania.

 

La conferenza stampa degl’inquirenti

 

Le indagini, dirette dal procuratore Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto procuratore Alessandro Riello, hanno ricostruito le estorsioni compiute in danno d’una grande azienda di Tresigallo, in provincia di Ferrara, la “Cico-Mazzoni”, che gestiva una grossa azienda agricola nella Piana di Sibari e sarebbe stata costretta annualmente a versare il “pizzo” alla ‘ndrangheta.

 

Ci sono intercettazioni, denunce e testimonianze. Vi sono poi le vessazioni subite dal titolare d’una azienda di trasporti, spodestato dei suoi mezzi e sostituito nei rapporti che aveva con la “Bartolini” a beneficio d’una impresa espressione diretta della ‘ndrangheta, le estorsioni subite dai titolari d’imprese locali indotti a versare la “mazzetta” stabilmente (tra queste figura pure un’impresa vincitrice d’un appalto al Comune di Cassano Jonio che sarebbe stata costretta ad affidare il subappalto ad un'azienda della ‘ndrangheta), le truffe ai danni dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, attraverso le indennità percepite per il tramite di braccianti fittiziamente reclutati, ma mai realmente impegnati nei lavori agricoli dichiarati all’ente previdenziale.

 

In carcere:

 

Pasquale Forastefano, 34 anni, detto “l’animale” e reggente della famiglia cassanese;  Domenico Massa, 44, suo fidato “consigliori”, di San Lorenzo del Vallo; Luca Talarico, 36, imprenditore agricolo di Spezzano Albanese; Stefano Bevilacqua, 36, genero del boss ergastolano di Cassano Franco Abbruzzese detto “Dentuzzo”; Gianfranco Arcidiacono, 36, parente e uomo di fiducia di Forastefano; Alessandro Forastefano, 30, titolare di un’azienda di trasporti e fratello del reggente; Agostino Pignataro, 40, di Spezzano Albanese, uomo di raccordo con le aziende del Nord Italia interessate ai trasporti da e per la Calabria; Nicola Abbruzzese, 42, detto “Semiasse”, elemento di spicco degli “zingari”; Antonio Antolino, 41, e Leonardo Falbo, 46, entrambi cassanesi e dipendenti di un’agenzia interinale utilizzata per truffare l’Inps facendo figurare come impegnati in lavori nei campi ben 173 finti braccianti agricoli.

 

Agli arresti domiciliari: 

 

Alessandro Arcidiacono, 51 anni, di Cassano, consulente d’una nota famiglia proprietaria di centinaia di ettari di piantagioni di pesche convinta a cedere la gestione dei fondi rustici a una ditta controllata dai Forastefano riconducibile a Luca Talarico; Vincenzo Pesce, 54, commercialista di Cassano coinvolto pure negli anni passati nelle truffe all’Inps; Giuseppe Bisantis, avvocato, 53 anni, di Paestum, ideatore d’una fittizia azione risarcitoria promossa contro un’agenzia interinale; Damiano Elia, imprenditore agricolo di Cassano, ritenuto concorrente esterno nell’associazione mafiosa; Francesca Intrieri, 29, di Castiglione Cosentino, segretaria dell’azienda di Talarico, coinvolta nella presunta truffa all’Inps; Saverio Lento, 62, di Altomonte, uomo dei Forastefano, e Andrea Elia, 41, di Cassano.

 

Indagati a piede libero:

 

Luca Laino, Cosimo D’Ambra, Antonio Falabella, Francesco Orsino, Silvio Forastefano, Fabrizio Lento, Leonardo Abbruzzese, Domenico Forastefano, Rosaria Vitola, Roberto Forastefano, Enzo Gencarelli, Claudio Abritta, Paolo Partepilo.

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