di Fabio Buonofiglio

Com’è noto, ieri circa 400 sindaci calabresi d’ogni appartenenza politica hanno manifestato a Roma contro il Governo presieduto da Giuseppe Conte, proprio davanti a Palazzo Chigi, invocando la revoca del decennale commissariamento governativo della sanità regionale, le cui finanze sono state depredate da amministratori e manager incapaci, corrotti e talvolta al servizio della ‘ndrangheta. Due aziende sanitarie provinciali, infatti, sono state sciolte e tuttora sono commissariate per quest’ultimo motivo. Amministratori e manager incapaci, corrotti e ‘ndranghetisti che erano calabresi come i sindaci di ieri a Roma, molto spesso amici degli stessi sindaci o dei loro amici.

 

Non solo la revoca del commissariamento hanno rivendicato ieri i sindaci, ma addirittura pure e persino l’azzeramento della colossale montagna di debiti prodotta negli anni da quegli amministratori e da quei manager farabutti. Facendo leva sul fatto che a rivelarsi incapaci di far rientrare la Regione da quella montagna debitoria sono stati pure i commissari governativi che si sono succeduti in questo decennio, coi quali quella montagna è diventata oramai impossibile da scalare. 

 

I tempi nella comicità sono tutto, e lo mostra e dimostra proprio la manifestazione di ieri per chiedere al Governo di restituire la gestione della sanità alla Regione, proprio nel giorno in cui a Catanzaro veniva arrestato il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini per uno scandalo giudiziario di ’ndrangheta “sanitaria”. 

 

 

Dalla piazza al palazzo, il passo dei sindaci è stato breve. Una delegazione, infatti, come era previsto sin dalla vigilia, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza. La delegazione di fasce tricolori era composta dai sindaci dei 5 Comuni capoluoghi e dal primo cittadino di Corigliano-Rossano, la terza città più grande della regione benché non capoluogo. E per Flavio Stasi dalla fascia... alle frecce tricolori il passo è stato altrettanto breve. Ha cominciato la sua giornata social con un tweet proprio con le frecce tricolori, lasciando preconizzare ai suoi concittadini un… “G7” o un “G8” cui stava per partecipare nientepocodimenochè il loro sindaco! Un’auto-esaltazione che ha esaltato e valorizzato la comica romana di ieri. “Guadagnato” il palazzo, Stasi non ha mancato di bombardare Facebook con la foto del tavolo col proprio segnaposto, e dopo la riunione le foto dei sindaci partecipanti al faccia a faccia con Conte e Speranza. Accompagnato dal suo sermone da statista de noartri tanto per restare a Roma: «Oggi sotto Palazzo Chigi c’è stata un’altra Calabria, diversa da quella degli imbarazzi televisivi e delle inchieste giudiziarie sui quali spesso si soffermano i riflettori. La Calabria della prima linea» e bla bla bla. «Ora attendiamo atti concreti» e bla bla bla.

 

 

Sì, lì c’era l’altra Calabria, quella dell’altro Stasi che la vede e la pensa allo stesso modo del solito Mario Occhiuto, il potente sindaco di Cosenza plurindagato, e di Sergio Abramo, il ricco più volte sindaco e presidente della Provincia di Catanzaro, eletto e rieletto coi determinanti voti dell’arrestato presidente del Consiglio regionale Tallini, dal quale ieri ingenerosamente e goffamente si dissociava proprio dalla piazza romana, collegato in diretta col telegiornale regionale della Rai. 

 

Un’ultima nota - di colore - sulla mise del palazzinaro Stasi (nel senso d’amante e frequentatore ambizioso dei palazzi) che ieri per la prima volta ha dimissionato i jeans indossati pure davanti a Papa Francesco. Sfoggiava infatti un bell’abito blu. E qualcuno che passava per caso nei dintorni di Palazzo Chigi giura d’averlo scambiato per Occhiuto. D’altronde, per i suoi tifosi social (alle latitudini coriglianrossanesi sempre meno, per la verità) l’importante non è mai stato “essere”, ma soltanto esserci… 

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