Incriminato il romanzo “Monte Sardo”, pubblicato nel 2014 dall’illustre calabrese originario di Roseto Capo Spulico già candidato al Nobel, e dall’insigne industriale della cultura regionale che oggi vanta un profilo nazionale

           

 

di Fabio Buonofiglio

Dante Maffia (foto a sinistra) non ha bisogno di presentazioni in Italia come all’estero. Pluripremiato poeta, romanziere e saggista, nel 2004 insignito della medaglia d’oro alla cultura dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e già candidato al premio Nobel su iniziativa della Regione Calabria, la terra che l’ha visto nascere, 74 anni fa, a Roseto Capo Spulico, prima del suo trasferimento a Roma dove vive da tantissimi anni senza avere mai spezzato il rapporto con la Calabria - anzi - dove torna spesso per appuntamenti culturali e non solo. E non ha bisogno di presentazioni il professore universitario Florindo Rubbettino, 49 anni (foto a destra)il più importante industriale calabrese dell’editoria

 

tra i big di Confindustria nella regione, la cui casa editrice oramai da anni può vantare un profilo nazionale tanto che un anno fa il suo prestigioso nome circolava nelle cronache politiche italiane come papabile candidato del Centrosinistra alla Presidenza della Regione Calabria. Maffia e Rubbettino sono ovviamente accomunati da alcune fortunate pubblicazioni. E adesso pure da un guaio giudiziario. A finire tra le maglie della giustizia e nelle aule d’un tribunale, quello di Castrovillari, è un romanzo di Maffia edito da Rubbettino nel 2014. S’intitola “Monte Sardo”, antico nome della zona circostante l’attuale Comune di Roseto Capo Spulico, proprio il paese natale di Maffia. Il simbolo di Roseto è il Castrum petrae roseti, ovvero il castello di pietra a picco sul mare Jonio che fu dell’imperatore Federico II di Svevia e che è uno dei simboli più affascinanti della Calabria.

 

La copertina del libro finito sotto accusa

 

Oggi, com’è noto, il castello di Roseto è di proprietà privata e fa capo alla famiglia del noto imprenditore jonico, originario di Corigliano-Rossano, Giuseppe “Pino” Cosentino, certamente assai meno noto di Maffia e Rubbettino. Ed è proprio Pino Cosentino, unitamente a sua moglie Caterina Risoli, che attraverso una circostanziata denuncia-querela, nei giorni scorsi ha mosso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia (oggi promossa dal Consiglio superiore della magistratura a presidente della sezione penale del Tribunale di Cosenza) a decidere che Maffia e Rubbettino devono andare a processo, per rispondere del reato di diffamazione di cui trasuderebbero le pagine di “Monte Sardo” proprio nei confronti della famiglia Cosentino.

 

L’imprenditore Pino Cosentino: si sente diffamato e assieme alla moglie chiede giustizia

 

Nel corposo atto giudiziario scrive, tra l’altro, la giudice Ciarcia: «[…] Il percorso di ricostruzione dei fatti si dipana dunque attraverso l’acquisto del castello, del titolo nobiliare, al quale si accompagnano le vicende di contorno ma non per questo di minore significazione. Attraverso siffatto elemento centrale della narrazione si perviene alla individuazione dei soggetti e, conseguentemente, all’attribuzione di fatti diffamatori […]»Nell’atto la giudice scandaglia uno ad uno i numeri di pagina del libro incriminato scritto da Maffia ed edito da Rubbettino. E scrive, ancora: «[…] La vicenda dell’acquisizione immobiliare esprime l’animus diffamandi articolato attraverso i riferimenti alle modalità della transazione, alla fonte di acquisizione del denaro necessario, al prezzo ritenuto vile, alla singolarità di un acquisto di un compendio immobiliare storico da parte di privati […]».

 

Dante Maffia coi sindaci di Roseto Capo Spulico e Reggio Calabria, Rosanna Mazzia e Giuseppe Falcomatà, in occasione della cittadinanza onoraria conferitagli nel 2019 dalla città di Reggio

 

L’atto della giudice Ciarcia è supportato da una serie di riferimenti giurisprudenziali, dal momento che i nomi dei coniugi Cosentino non vengono mai citati dall’autore del romanzo, benché secondo il giudice essi siano riconoscibilissimi, come spiega in modo articolato e dettagliato nelle motivazioni. La giudicante, infatti, valuta come «[…] sussistenti gli elementi, oggettivo e soggettivo, che consentono di ritenere integrato il reato ipotizzato […]».

 

Il Tribunale di Castrovillari

 

Il pubblico ministero aveva richiesto al giudice l’archiviazione delle accuse mosse a Maffia e Rubbettino, atto cui s’erano ovviamente opposti i coniugi Cosentino. Il giudice ha dato ragione a questi ultimi e adesso il pm - sulla scorta di quanto scritto dalla giudice - dovrà formulare il capo d’imputazione per mandare a processo lo scrittore e l’editore.

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