Armato di bastone ha inseguito un giovane africano fino al cancello del Commissariato di polizia

 

 

di Fabio Buonofiglio

Da poco più di dieci giorni i carabinieri della Compagnia rossanese brancolano letteralmente nel buio alla ricerca d’elementi di riscontro al presunto tentativo di stupro nei suoi confronti, denunciato da parte d’una minorenne rossanese. Il fatto sarebbe accaduto per strada, mentre la ragazza rincasava, ad opera di cinque giovani d’origine africana.

 

Secondo il racconto della stessa presunta vittima nella denuncia resa ai carabinieri, la minore sarebbe stata avvicinata dai cinque soggetti di colore, che l’avrebbero dapprima trascinata in una zona appartata e poi l’avrebbero costretta a un rapporto sessuale. E solo grazie a un momento di disattenzione degli aguzzini la ragazza sarebbe riuscita a liberarsi e a scappare, per riparare velocemente nella propria abitazione. Una storia che fosse vera avrebbe dell’incredibile: cinque intenzionati violentatori che si lasciano sfuggire una solitaria indifesa “preda”.

 

La sede della Compagnia dei carabinieri rossanese

 

Oggi s’apprende che nei giorni scorsi il padre della minore, soggetto peraltro pregiudicato, è stato denunciato dai poliziotti del Commissariato cittadino per un gravissimo episodio di “giustizia fai da te”, compiuto tra l’altro senz’alcun tipo di riscontro o certezza da parte dello stesso circa la responsabilità della persona da lui “perseguita”.

 

Il padre della presunta vittima, infatti, ha intercettato e inseguito per strada un giovane di colore brandendo un bastone. La vittima del barbaro episodio è stata raggiunta nientepocodimenochè davanti al cancello d’ingresso al Commissariato di pubblica sicurezza, dove il giovane di colore inseguito aveva intenzione di riparare per sfuggire alle bastonate, alcune delle quali l’hanno colpito proprio davanti al presidio statale di giustizia. In suo soccorso sono giunti immediatamente alcuni poliziotti, richiamati dagli schiamazzi della vittima e del carnefice. Ne è seguita l’identificazione dei due, l’italiano già noto per i suoi precedenti, mentre l’africano - è stato poco dopo accertato - era giunto a Corigliano-Rossano appena il giorno prima.

 

Il Commissariato di polizia cittadino

 

L’aggressore, anziché essere arrestato, sarebbe stato denunciato a piede libero alla Procura di Castrovillari per la saggia scelta d’evitare strumentalizzazioni di tipo “mediatico”. Strumentalizzazioni in atto già da una decina di giorni, in particolare sui frequentatissimi social network di Facebook e WhatsApp, attraverso l’esposizione e la condivisione di foto che ritraggono giovani africani additati come responsabili del presunto tentativo di stupro ai danni della minorenne. Il tutto “condito” con post e commenti fuori dall’umana concezione e spesso di stampo razzista. “Giustizia fai da te” praticamente gridata con le dita sulle tastiere di smartphone, tablet e computer da quanti nulla c’entrano coi presidi statali di giustizia, ma che in questi giorni hanno arroventato il clima di civile convivenza tra quanti a vario titolo respirano e camminano in città.

 

Ed è questo il motivo sotteso alla nota diramata qualche giorno fa agli organi di stampa da parte della stessa Procura di Castrovillari in merito al denunciato tentativo di stupro. L’ufficio di Procura ha infatti avvertito la cittadinanza che «L’attività investigativa continuerà in modo serrato al fine di verificare l’effettivo svolgimento dei fatti, con l’invito a tutti di mantenere un comportamento sociale conforme alle normative in vigore». Il fatto di cui s’è reso protagonista il padre della presunta vittima suona infatti come un affronto alle istituzioni preposte alle indagini finalizzate a garantire la giustizia ai cittadini.

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