di Fabio Buonofiglio

S’è concluso stamane dinanzi ai giudici della Corte d’appello di Catanzaro il maxiprocesso per associazione a delinquere dedita al traffico intercontinentale di droga denominato Gentleman nei confronti d’un nutrito gruppo di ritenuti appartenenti al locale di ‘ndrangheta con basi operative Cassano Jonio e Corigliano, la popolosa zona Nord dell’attuale città unica di Corigliano-Rossano. In tutto 20 le persone condannate definitivamente nel processo scaturito dalla retata ordinata il 16 febbraio del 2015 dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai reparti più specializzati della Guardia di finanza: il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) di Catanzaro ed il suo Servizio centrale (Scico) di Roma che avevano condotto le indagini avvalendosi d’intercettazioni telefoniche, ambientali, e d’altro tipo di tecnologicamente sofisticate investigazioni. L’inchiesta Gentleman ha stroncato un colossale traffico di droga su scala intercontinentale, con importazioni nella Sibaritide d’ingentissime partite di cocaina importate dal Paraguay e dall’Olanda e di tonnellate d’hashish e marijuana importate dall’Albania.

 

Per sei delle venti persone definitivamente condannate, la Corte Suprema di Cassazione ad ottobre dell’anno scorso aveva disposto l’annullamento con rinvio soltanto per un nuovo ricalcolo della pena poiché, a cavallo dell’emissione della sentenza d’appello e quella della Cassazione, era stata modificata la legge dalla Corte costituzionale, prevedendo per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di tipo pesante, una pena minima di 6 anni anziché di 8 anni come era previsto in precedenza. La Corte d’ppello ha tuttavia confermato per Luigi Abbruzzese la condanna di 20 anni di reclusione e per Fuscaldo Vincenzo ha confermato la pena di 6 anni di reclusione. È stato invece assolto il cosentino Antonio Abbruzzese detto Banana dal reato d’associazione finalizzata al narcotraffico, il quale però è stato condannato alla pena di 4 anni di reclusione per una cessione d’eroina. Ad Antonio Pavone la Corte d’appello ha diminuito la condanna da 11 anni e 4 mesi ad 8 anni e 4 mesi di reclusione. Al latitante Fisnik Smajlaj è stata diminuita la condanna da 15 anni e 4 mesi a 14 anni e 4 mesi di reclusione. A Gerardo Schettino è stata invece diminuita la condanna da 10 anni a 9 anni e 8 mesi di reclusione.

 

La sede della Corte d’appello di Catanzaro

 

L’unico imputato completamente assolto da tutti i reati “per non aver commesso il fatto” è stato Salvatore Nino Ginese (foto in alto), difeso dall’avvocato Pasquale Di Iacovo. 

 

Ginese era stato sottoposto nel mese di febbraio del 2015 alla custodia cautelare in carcere nel regime duro del 41-bis, in quanto originariamente ritenuto dirigente di ben due associazioni, quella ‘ndranghetistica facente capo a Filippo Solimando e quella dedita al narcotraffico planetario facente capo alla famiglia zingara degli Abbruzzese.

 

Ginese era stato successivamente scarcerato dalla suprema Corte di Cassazione nel mese di maggio del 2016, dopo essere stato per un anno e due mesi sottoposto al carcere duro in regime di 41-bis nel carcere di Parma, penitenziario all’interno del quale era stato detenuto nella stessa cella di Raffaele Cutolo, lo storico capo della Nuova camorra organizzata. A Ginese erano stati anche sequestrati tutti i beni suoi e dei suoi fratelli Massimo ed Angelo, ai quali sono stati poi tutti restituiti sempre in seguito ad una sentenza d’annullamento emessa dalla Cassazione nel mese d’aprile del 2016.

 

All’esito del processo di primo grado che s’è successivamente svolto al Tribunale di Catanzaro, Ginese, nel frattempo tornato libero, era stato condannato alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione per associazione dedita al narcotraffico planetario. Ginese in primo grado era stato invece assolto dalle accuse d’associazione mafiosa che nei suoi confronti avevano mosso diversi collaboratori di giustizia, quali Tommaso Russo, Giovanni Cimino, Giorgio Basile, Giampiero Converso, Carmine Alfano e Vincenzo Curato.

 

L’avvocato Pasquale Di Iacovo

 

La condanna era stata confermata dalla Corte d’appello di Catanzaro nel mese d’aprile del 2018 e contro tale decisione l’avvocato Di Iacovo aveva presentato ricorso in Cassazione, che ad ottobre dell’anno scorso aveva annullato la condanna di 9 anni e 4 mesi di reclusione, rinviando nuovamente gli atti alla Corte d’appello di Catanzaro per un nuovo giudizio. E solo per lui – in totale accoglimento delle richieste avanzate dal difensore – la Corte d’appello nel tardo pomeriggio odierno ha emesso la sentenza d’assoluzione. Sono state dunque ritenute inattendibili anche le accuse mosse nei confronti del Ginese dal collaboratore di giustizia Antonio Femia e la sua attendibilità non è stata neanche ritenuta – a parere della Corte - confermata dalle intercettazioni telefoniche, poiché tali elementi non erano idonei a resistere alle critiche ed alla documentazione forniti dalla difesa per dimostrare l’inattendibilità dei pentiti che l’hanno accusato d’aver partecipato all’attività dell’associazione e poiché dalle intercettazioni telefoniche non emergevano elementi indiziari idonei a resistere alle critiche ed alla documentazione forniti dal difensore per dimostrare che Ginese non era coinvolto neanche nelle attività dell’associazione dedita al traffico interplanetario di sostanze stupefacenti.

 

Le condanne definitive emesse nei confronti degli altri imputati sono le seguenti: 7 anni e 8 mesi ad Angelo Salvatore Andracchi; 3 anni e 4 mesi a Marino Belfiore; 10 anni e 8 mesi ad Alfonso Brandimarte; 5 anni e 4 mesi a Danilo Ferraro; 4 anni ad Antonio Giorgio Florio; 16 anni e 8 mesi a Dilaver Hajdini; 4 anni ad Antonio Malagrinò; 4 anni e 5 mesi a Pedro Juan Petrusic; 8 anni e 8 mesi a Francesco Policastri; 4 anni a Leonardo Policastri; 2 anni e 4 mesi a Giambattista Serio; 20 anni a Filippo Solimando; 11 anni e 4 mesi a Giacomo Solimando e 6 anni a Massimiliano Valente. Gli altri imputati erano difesi da un nutrito collegio d’avvocati, composto, tra gli altri, da Alfredo Gaito, Giosuè Naso, Sergio Rotundo, Giorgia Greco, Cesare Badolato, Enzo Belvedere, Rossana Cribari e Rosetta Rago.

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