Per i giudici del Riesame l’unico che deve rimanere dietro le sbarre è Zangaro. Libero Plastina

 

 

White collar (colletto bianco) è l’eloquente nome in inglese affibbiato, la mattina dello scorso 27 luglio dalla Procura di Castrovillari, a un’inchiesta durata due anni che ha fatto emergere una serie di presunti illeciti relativi alla gestione delle aste giudiziarie nello stesso Tribunale castrovillarese ad opera di noti avvocati e commercialisti di Corigliano-Rossano, in combutta con spregiudicati imprenditori della grande città jonica e non solo, e con la determinante complicità d’alcuni infedeli dipendenti pubblici. Un vero e proprio terremoto giudiziario, insomma.

 

Che, a distanza di 15 giorni, poche ore fa ha avuto una scossa d’assestamento: quasi tutti gli arrestati che erano finiti in carcere sono stati assegnati agli arresti domiciliari dai giudici del Tribunale del Riesame di Catanzaro. Tranne uno: Giuseppe Andrea Zangaro, 44 anni, dipendente del Comune di Corigliano-Rossano in servizio all’ufficio del Giudice di pace di Corigliano, ritenuto il promotore della supposta associazione per delinquere di cui farebbero parte avvocati, commercialisti ed imprenditori. Zangaro resta in carcere. Mentre per Carlo Plastina i giudici di Catanzaro hanno annullato la misura cautelare, restituendogli la libertà personale. Ben 48 le persone che risultano indagate nel voluminoso fascicolo della Procura, 9 delle quali erano finite in carcere e sette agli arresti domiciliari, per come era stato deciso dal giudice per le indagini preliminari Carmen Ciarcia su richiesta del sostituto procuratore Luca Primicerio.

 

Corruzione in atti giudiziari, turbativa d'asta e violazione del segreto d’ufficio, tra i reati presenti negli svariati capi d’imputazione contestati a vario titolo agl’indagati. Il mercato truccato delle aste giudiziarie riguarda, in particolare ma non solo, immobili ubicati proprio a Corigliano Rossano. Le indagini, delegate dalla Procura alla guardia di finanza che avevano fatto scattare gli arresti, hanno consentito di ricostruire il presunto collaudato sistema che consentiva l’assegnazione dei beni immobili messi all’asta ad imprenditori che pagavano somme di denaro in modo riservato a quanti gestivano i complessi meccanismi d’aggiudicazione di beni mobili ed immobili.

 

Il Tribunale di Catanzaro

 

Tra gl’indagati tre avvocati di Corigliano-Rossano che secondo le accuse istruivano le offerte dei “clienti” dell’organizzazione. I legali avrebbero acquisito illecitamente tra i professionisti delegati, i curatori fallimentari e i custodi giudiziari, anch’essi finiti sott’inchiesta, informazioni coperte dal segreto d’ufficio relative agli offerenti e, più in generale, ai soggetti interessati alle aste, al fine di raggiungere accordi collusivi coi concorrenti. Gli stessi legali avrebbero poi raggiunto tali accordi collusivi coi concorrenti agli acquisti dei beni messi in vendita all’asta, nell’interesse delle persone che s’erano rivolte all’organizzazione. Le persone cointeressate alle aste, ma non collegate all’associazione, in più occasioni sarebbero state minacciate per indurle a desistere dal partecipare alle offerte. Uno degli avvocati arrestati ed un agronomo di Corigliano-Rossano avrebbero procacciato i “clienti” interessati alle aste.

 

Tra gl’indagati che erano finiti dietro le sbarre manca il vaglio dei giudici del Riesame soltanto sulla posizione dell’avvocato 41enne Luisa Faillace di Castrovillari, la cui udienza è fissata per giovedì prossimo 13 agosto. 

 

Dal carcere agli arresti domiciliari:

Giorgio Alfonso Le Pera, 49 anni, agronomo

Carmine Placonà, 50 anni, imprenditore

Alfonso Cesare Petrone, 61 anni, avvocato

Giovanni Romano, 54 anni, commercialista

Carlo Cardile, 50 anni, avvocato

Antonio Guarino, 55 anni, imprenditore

Torna in libertà: 

Carlo Plastina, 67 anni, commercialista

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