I titolari: «Tutto regolare: è un’accanita persecuzione giudiziaria»

 

 

Davvero non c’è pace per lo storico Lido Nettuno del lungomare di Schiavonea, a Corigliano-Rossano, per la sua titolare, Rosalia Alfonsina Caravetta, e per i tanti bagnanti suoi clienti, diversi dei quali storici ed affezionati. Il grande stabilimento balneare era stato sequestrato ad agosto dell’anno scorso, per effetto d’un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura. E un mese dopo, su istanza degli avvocati difensori della titolare, i giudici del Tribunale del Riesame di Cosenza ne avevano ordinato il dissequestro, a stagione balneare oramai già terminata. La Procura non s’era però data per vinta

 

e, contro il dissequestro disposto dai giudici del riesame, aveva proposto ricorso in Corte di Cassazione. Gli “ermellini” del “Palazzaccio” romano di Piazza Cavour s’erano espressi a dicembre (sentenza depositata lo scorso 15 giugno), annullando il dissequestro ordinato dal Riesame e disponendo contestualmente un nuovo processo di riesame da parte del Tribunale di Cosenza. L’udienza era stata in un primo momento fissata al 29 luglio prossimo, per poi essere anticipata al 20.

 

Ed è proprio in esito all’udienza di tre giorni fa che i giudici cosentini hanno “ripristinato” il sequestro dello stabilimento balneare, che è stato eseguito durante la serata di ieri dai militari della Guardia costiera in forza alla Capitaneria di porto cittadina su ordine della Procura castrovillarese, che era rappresentata in udienza dal pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine aperto sul Lido Nettuno, Veronica Rizzaro. La difesa della titolare Caravetta era invece rappresentata dagli avvocati Andrea Salcina e Mario Elmo per la parte penalistica della tortuosa vicenda, e dall’avvocato Antonio Monteforte per gli aspetti di carattere amministrativo.

 

Un’immagine del sequestro d’un anno fa

 

Quella del Nettuno è, infatti, una storia di presunta occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo per presunte concessioni scadute e presunti canoni non pagati. Sono queste, sostanzialmente, le tesi accusatorie sostenute dal sostituto procuratore Rizzaro nei confronti della titolare del lido. D’avviso diametralmente opposto la signora Caravetta, che all’unisono coi suoi figli Serena, Maria e Mirko parla d’«accanita persecuzione giudiziaria». La famiglia titolare del Lido Nettuno di questo si dice estremamente convinta: «Sì, perchè i nostri legali hanno ampiamente mostrato, carte alla mano, la liceità della nostra condotta in tutti gli anni di nostra attività, dal Comune di Corigliano-Rossano sulla base della documentazione giacente negli uffici ci dicono che è tutto regolare, che le concessioni quando scadute erano state regolarmente rinnovate e che i canoni sono sempre stati pagati. Parla, anzi grida vendetta, la mole di documenti prodotta dai nostri avvocati nel corso di questo incomprensibile giudizio».

 

I sigilli giudiziari apposti l’anno scorso

 

Tutte le carte adesso sono state prodotte all’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia, cui i legali del lido Nettuno hanno già presentato una nuova, lunga ed articolata istanza finalizzata al dissequestro dello stabilimento balneare nel cuore della stagione estiva. Gli stessi legali confidano pure in un immediato provvedimento della magistratura che, nelle more del giudizio, conceda la facoltà d’uso dei servizi offerti dal Lido Nettuno ai tanti bagnanti che v’hanno preso in fitto i posti ombrellone ed agli altri avventori dello storico locale estivo.

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