Infermieri assegnati a Medicina e Pediatria, altro che polo Covid-19!

 

 

L’emergenza Coronavirus usata come clava per sbrindellare ulteriormente i servizi sanitari ed ospedalieri della città di Corigliano-Rossano, che coi suoi quasi 80 mila abitanti è la realtà urbana più importante della provincia di Cosenza, e le cui strutture sanitarie sono al servizio dei cittadini dell’intero comprensorio della Sibaritide coi suoi oltre 200 mila residenti. Molto panico emozionale di dover diventare a giorni uno dei poli sanitari provinciali per il Covid-19 e nessuna razionalità nelle scelte operative, troppo spesso scriteriate da parte delle dirigenze sanitarie. Tra le ultime s’annoverano la chiusura notturna di uno dei due Pronto soccorso e d’altri importanti reparti. Come la Neurologia. Qualche giorno fa, infatti, il direttore sanitario dell’ospedale spoke cittadino, ha disposto la chiusura dell’Unità operativa complessa di Neurologia attiva nel presidio ospedaliero “Guido Compagna” (foto). Un provvedimento che, a parere di numerosi medici ed operatori della sanità pubblica locale da noi interpellati, recherebbe un’assenza di motivazione, se non la generica necessità di reperimento di personale per affrontare l’emergenza Covid-19.

Personale che, a detta degli stessi medici ed operatori sanitari, si potrebbe reperire utilizzando temporaneamente il personale dei vari distretti, considerato che la recente ed emergenziale ordinanza regionale, recepita dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza come dal direttore dello spoke coriglianrossanese, ha sospeso tutte le attività distrettuali. La sospensione e la conseguente chiusura della Neurologia del “Compagna” crea un grosso disservizio sanitario a danno di tutta la vasta popolazione della Sibaritide, ma anche di quella residente nella confinante area del Pollino. Con quasi 300 mila persone che si vedono private dell’unico reparto di degenza neurologica dell’intera provincia di Cosenza, con conseguente aggravio di disservizio all’ospedale hub dell’Annunziata di Cosenza, oggi privato del suo unico “appoggio” in materia neurologica.

 

Il presidio “Nicola Giannettasio” è destinato a diventare polo Covid-19

 

Medici e infermieri in servizio nel reparto chiuso dovranno però continuare a garantire i loro turni, anche per garantire gli esami di elettroncefalografia, pena il blocco di tale servizio anche per gli altri reparti dello spoke cittadino e per gli altri ospedali della provincia. Non solo. Perché essi devono continuare a garantire gli urgenti ed improcastinabili cicli di terapia per quei giovani pazienti affetti da sclerosi multipla con ricoveri in Day hospital già in corso, oltre che eventuali nuovi pazienti ai quali l’infusione terapeutica viene somministrata sotto l’attenta sorveglianza di quegli infermieri appositamente formati e capaci di cogliere e gestire gli eventuali seri effetti collaterali o le complicanze. Tali pazienti sono stati già trasferiti nel reparto di Medicina generale e non sono assistiti da quegli stessi infermieri “formati”. Che fine hanno fatto questi ultimi? È presto detto: il direttore sanitario li ha già assegnati a Medicina e Pediatria, e dunque non sono affatto destinati ad andare a rinforzare l’organico del nascente emergenziale polo Covid-19 nell’altro presidio ospedaliero, il “Nicola Giannettasio”. Coi pazienti neurologici ricoverati da giorni in Medicina i quali, a causa delle pesanti terapie immunosoppressive con effetti d’immunodeficienza, corrono il serio rischio di mal tollerare la promiscuità coi ricoverati di medicina generale. I reali motivi d’una tale immotivata quanto irrazionale chiusura della Neurologia sono, dunque, alquanto oscuri…