Imputato assieme ad Accroglianò, Schiavelli e Veronese - i primi due già definitivamente condannati - per un clamoroso furto al bar “La Madonnina” in piazzetta a Schiavonea

 

 

Fu l’ex Procura di Rossano, nell’oramai lontano novembre del 2011, ad avviare le indaginiche portarono al processo denominato “Carambola”, con numerosissimi imputati per una serie di reati. I carabinieri stavano tentando di fare piena luce sul tentato omicidio di Antonio Manzi detto “Tom Tom” avvenuto quell’anno in contrada Torre Pisani, e sulla morte per overdose del giovane Roberto Tedesco. S’aprì, così, un’intensa attività d’intercettazioni telefoniche, pedinamenti, appostamenti, sequestri e localizzazioni degli apparecchi telefonici attraverso l’individuazione del ponte radio o “cella” di volta in volta agganciati dagli apparecchi telefonici nel corso delle varie comunicazioni, al fine di localizzare le zone dalle quali partivano le telefonate. In tal modo gl’inquirenti tentarono di risalire a mandanti ed esecutori materiali. Scoprirono, invece, il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, dei furti, delle ricettazioni, delle rapine e del porto illegale d’armi da fuoco. L’area interessata era quella di Corigliano-Rossano e Cassano Jonio

e per uno dei furti emersi dalle indagini era stato indagato, processato e condannato, assieme ad altri, il giovane coriglianese Vincenzo Pio Ginese. In particolare, dalle indagini, secondo gl’investigatori, sarebbe emerso che a commettere un clamoroso furto ai danni del bar “La Madonnina” ubicato in Piazzetta Portofino alla marina di Schiavonea, sarebbero stati Ginese, Domenico Accroglianò, Loris Schiavelli e Pasqualino Veronese. Nei loro confronti erano state intercettate delle conversazioni telefoniche, erano stati localizzati i telefoni cellulari durante gli orari in cui s’era consumato il furto, ed erano state effettuate delle perquisizioni nel corso delle quali erano state sequestrate numerose monete in denaro del valore complessivo di qualche migliaio d’euro, compatibili con l’ammontare delle monete che erano presenti all’interno d’alcune macchinette da gioco presenti nel bar al momento del furto. Per tale reato, Veronese era stato assolto e dichiarato innocente sia dal Tribunale di Castrovillari che dalla Corte d’appello di Catanzaro, Ginese condannato a un anno e sei mesi di carcere, Accroglianò e Schiavelli a dieci mesi. Tale sentenza di condanna nel mese di febbraio del 2018 è divenuta definitiva nei confronti di Accroglianò e Schiavelli, in conseguenza della conferma della sentenza da parte della sesta sezione della Corte di Cassazione.

 

L’avvocato Pasquale Di Iacovo

 

Sorte diversa è invece toccata a Ginese, nei cui confronti lo scorso 6 febbraio la quinta sezione della stessa suprema corte, in accoglimento del ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo, ha annullato la sentenza di condanna con rinvio per un nuovo esame alla Corte d’appello di Catanzaro. L’accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Di Iacovo è stato totale, e dunque la Corte d’appello catanzarese, potrebbe giungere a dichiarare l’innocenza di Ginese.