La mattina del 10 gennaio 1987 sul Corriere della Sera uscì un articolo dai toni assai forti. Che non servì qualche ora dopo per incartare il pesce a chi aveva comprato il giornale, ma che sin da quel giorno e per gli anni successivi cominciò a far discutere, in Italia e non solo. E che soprattutto qualche anno dopo la sua uscita, vale a dire dopo le stragi del 1992 in cui trovarono la morte prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino, fece assai scandalo per i presunti riferimenti del suo autore, lo scrittore, il romanziere reale, il giornalista, l’illuminato e profetico intellettuale siciliano Leonardo Sciascia. Profetico perché a leggere i commenti più illuminati di questi ultimi anni a quel suo storico pezzo intitolato “I professionisti dell’antimafia”, a chi riflette prima ancora di scrivere non sovviene altro aggettivo. Nelle sue prime righe, Sciascia si riferiva a «quella specie (molto diffusa in Italia) di persone dedite all’eroismo che non costa nulla e che i milanesi, dopo le cinque giornate, denominarono “eroi della sesta”».

Non ci resta che verificare, adesso, se ad essere scandalosi, oggi, siamo noi, che a Corigliano-Rossano puntiamo l’indice contro taluni “professionisti” che sarebbe meglio definire ironicamente “professori”, “cattedratici”, “accademici” dell’antimafia, oppure quelli che con verismo siciliano - meglio calabrese perché siamo calabresi, noialtri - possiamo tranquillamente definire accattoni politici della loro inutile quanto presunta “attività” antimafia. Per antonomasia oramai mediatamente acquisita, al primissimo posto, tra questi, si colloca l’associazione “Libera”. I cui volontari del presidio coriglianrossanese, oggi, tra le consuete melense righe d’un comunicato stampa (che rappresentano l’unica attività che ne testimonia l’esistenza) affermano: «Ancora una volta ci riscopriamo non immuni a fenomeni affini alla criminalità organizzata. Oggi come non mai abbiamo bisogno di sentinelle attente sul nostro territorio. Abbiamo bisogno di una magistratura e di forze dell’ordine alle quali devolviamo la nostra protezione, ma ancora prima la nostra fiducia. Abbiamo bisogno di una informazione di qualità che all’enfasi di notizie speculatorie preferisca la narrazione di fatti provati. Abbiamo bisogno di impegno a testa alta di una comunità che non si abbandoni alle facili paure che spingono a puntare il dito contro presunti colpevoli piuttosto che lavorare alle soluzioni».

 

 

I rappresentanti di “Libera”, insomma, una volta scoperta l’acqua calda, e cioè che la città non è immune a fenomeni “affini” alla criminalità organizzata (che cacchio vorrà dire “affini”: suoceri, cognati?!) in un processo che per loro è del tutto naturale in forza dell’antonomasia del loro meditatico ruolo, indossano subito le vesti di docenti di diritto, di sicurezza pubblica, di cronaca e di giornalismo in genere, d’amministrazione pubblica. Poi precisano: «La missione di Libera, che si esplica attraverso l'impegno dei volontari dei presidi e delle associazioni dei diversi territori, non è quella di sostituirsi alle Istituzioni, ma di instaurare con esse un dialogo che sia da incentivo per la partecipazione della società civile ai processi che animano un territorio», e affermano di «prendere posizione sui recenti fatti di cronaca che hanno scosso la comunità». Quale? È presto detto: «Libera entra nel vivo con la campagna di monitoraggio civico della locale amministrazione comunale, un impegno che parte dalla scorsa campagna elettorale: ad ogni singolo candidato al Comune sono stati proposti una serie di impegni da sottoscrivere e mantenere nel corso del mandato. Impegni in tema di contrasto alle mafie, trasparenza amministrativa, etica della pubblica amministrazione, beni confiscati, sostegno alla rete antiracket, prevenzione e cura del gioco d’azzardo patologico e welfare. Lo scorso 9 ottobre abbiamo incontrato il sindaco Flavio Stasi che ha rinnovato la sua disponibilità a rispettare gli impegni indicando anche dei termini entro i quali potrebbero già vedersi, per ognuno, dei risultati. Alla cittadinanza viene chiesto un reciproco aiuto che nella nostra interpretazione si esplica in forma di vigilanza sull’operato dell’amministrazione. Da qui il lancio della campagna #emmo? che ogni mese renderà i risultati del monitoraggio sul Comune e si concluderà con un incontro pubblico il prossimo maggio. Diamo avvio a questa campagna per farci portavoce di tutte le istanze provenienti dalla cittadinanza. L’incontro tra amministrazione e cittadini con cui si concluderà il percorso servirà per mettere a fuoco i punti di forza e le mancanze di questo primo anno di mandato».

 

 

Un’anti-socratica saccenteria quella dei liberi docenti di “Libera”, i quali, al contrario della figura d’un sindaco che viene eletto col consenso popolare, evidentemente sono asceticamente “eletti” da autorità divine fermo restante il già espresso concetto che la loro missione “non è quella di sostituirsi alle Istituzioni”, ma più semplicemente quella d’insegnare a quanti eletti col voto popolare esse le incarnano, la correttezza dell’agire amministrativo contenuto nel manuale accademico di qualche sparuto cittadino coriglianrossanese che s’erge ad autorità morale non per riconoscibili e riconosciute storie d’impegno antimafia, ma solo e soltanto perché chissà chi gli ha consegnato il colorato logo mediatico di un’antimafia accattona quanto inutile, a Corigliano-Rossano ed altrove.