“Medical Market”, il Pm Draetta invoca il carcere a vita per il presunto “dottor morte” ed i suoi coimputati

 

 

Dopo sette anni e mezzo dal tragico fatto e cinque anni esatti dagli arresti dei quattro presunti responsabili, arrivano le richieste di condanna nei confronti del 58enne noto medico ospedaliero Sergio Garasto (foto), della 42enne Stefania Russo, della 47enne amica di quest’ultima Nunziatina Falcone, e del 38enne Piero Andrea Zangaro, amico d’entrambe le donne, tutti coriglianesi ed alla sbarra per un reato gravissimo: omicidio volontario premeditato ed aggravato in concorso tra loro. Si tratta del processo per infanticidio scaturito dalla maxinchiesta giudiziaria denominata “Medical market”. Già, perché stamane, davanti ai giudici della Corte d’assise di Cosenza presieduta da Paola Lucente (a latere Luigi Branda), il pubblico ministero della Procura di Castrovillari Valentina Draetta, il magistrato che rappresenta la pubblica accusa nel processo, ha invocato la condanna di tutt’e quattro gl’imputati. Sollecitando la Corte ad infliggere a ciascuno di loro la massima pena prevista dall’ordinamento: l’ergastolo.

Il quartetto - oggi in libertà - finì in manette la mattina del 22 gennaio 2015, quando l’allora giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Letizia Benigno emise ben 144 misure cautelari personali, ordinando alla guardia di finanza ed alla polizia di Stato numerosissime perquisizioni e numerosi sequestri nell’ambito della maxi-indagine denominata, appunto, “Medical market”. Nella nutrita folla di persone finite nei guai, numerosi quanto noti medici ed avvocati di Corigliano-Rossano, accusati d’una serie di reati (ben 53 i capi d’imputazione) per la quale è tuttora in corso un processo dinanzi ai giudici del Tribunale di Castrovillari. Un processo a parte, invece, quello che occupa la nostra cronaca odierna. Sì, perché esso è riferito al tragico presunto fatto accaduto durante la serata del 15 maggio 2012. Quando - secondo la pm Draetta - venne consumato il contestato infanticidio volontario e premeditato da parte dell’intero quartetto alla sbarra. Vale a dire quando Stefania Russo s’era presentata al Pronto soccorso dell’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano con l’amica Nunziatina Falcone (da sinistra verso destra nella foto qui in basso), col feto che portava in grembo già espulso. E poi soppresso con l’aiuto del medico Sergio Garasto, il quale era in servizio nella struttura.

 

 

Garasto, dunque, secondo la ricostruzione del pm Draetta nella propria lunga requisitoria di stamane, sarebbe il “dottor morte”. Degl’imputati, stamane era l’unico presente in aula. Secondo le accuse sferrate dal magistrato requirente, e corroborate da intercettazioni telefoniche, ambientali, e servizi d’osservazione nell’ambito d’una inchiesta che quando avvenne il fatto era già da tempo in corso, i quattro avrebbero consumato il crimine al fine d’incassare e probabilmente di dividersi il risarcimento d’una polizza assicurativa automobilistica per responsabilità civile. Simulando, quindi, che a causare l’aborto di Stefania Russo fosse stato un sinistro stradale. Un contorno agghiacciante. Già, perché alla presunta vittima non sarebbe stata data addirittura la possibilità d’affacciarsi al mondo: il feto era infatti di ben sette mesi di gestazione e di vita. Zangaro avrebbe aiutato le due donne attraverso i “buoni uffici” di cui egli godeva da tempo col medico Garasto per il disbrigo di “faccende”. I quattro imputati devono rispondere - secondo il pm che li accusa e che stamane ne ha chiesto il carcere a vita - proprio della soppressione volontaria e premeditata del feto partorito da Stefania Russo presso il Pronto soccorso ospedaliero del “Compagna” in cui prestava servizio il medico Garasto. Il quale oggi lavora presso l’Unità operativa di Pneumologia dell’ospedale “Ferrari” di Castrovillari e talvolta partecipa in qualità di relatore persino a convegni medico-specialistici. Il prossimo lunedì 17 febbraio, dinanzi alla Corte, la parola toccherà ai difensori dei quattro imputati: gli avvocati Antonio Pucci, Andrea Salcina, Mario Elmo ed Alfonso Sapia. Poi la sentenza.

 

Sergio Garasto fotografato qualche mese fa, mentre relaziona ad un convegno da lui stesso organizzato sulla malattia dell’asma tenutosi nella Sibaritide