Il lugubre messaggio, solo un paio di giorni dopo il tentato omicidio di Russo

 

 

Una testa d’animale, a quanto pare un capretto. Ucciso, mozzato e fatto ritrovare in un luogo inequivocabilmente collegato, in modo diretto, al soggetto cui sarebbe stato indirizzato un avvertimento altrettanto inequivoco (la foto è puramente indicativa). E con essa forse pure un biglietto. Sarebbe il macabro, sinistro, lugubre ed ovviamente anonimo messaggio minaccioso, intimidatorio, nei confronti d’un 52enne noto pregiudicato coriglianese residente nel centro storico. Un uomo che negli ambienti investigativi è ritenuto una figura di spicco, apicale, nell’ambito della criminalità organizzata locale sul versante coriglianese di Corigliano-Rossano, e per questo sottoposto al regime della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

L’atto intimidatorio - consumatosi alcuni giorni fa, ma la cui notizia è trapelata soltanto nelle ultime ore da fonti del nostro giornale - ovviamente non è stato denunciato alle forze dell’ordine da parte dell’interessato destinatario. Già, perché c’è una “regola d’onore” - in certi ambienti - che vieta di parlare di queste cose con gli “sbirri”. Lì, infatti, questi sono messaggi criptati da decifrare in nome e per conto proprio, sono matasse da sbrogliarsi da soli, talvolta con diplomazia, ma molto spesso con altri “rimedi”. Sarebbe accaduto a distanza d’un paio di giorni soltanto dal plateale tentato omicidio consumatosi venerdì 31 gennaio scorso nello stesso centro storico coriglianese ai danni dell’incensurato 37enne Domenico Russo, ritenuto negli ambienti delle locali caserme elemento vicino alla criminalità locale, soprattutto in forza del fatto che, fino a poco più d’un anno fa, faceva da autista al 51enne boss di ‘ndrangheta Pietro Longobucco ucciso ai primi di dicembre del 2018 proprio nel centro storico coriglianese e ritrovato cadavere una decina di giorni dopo nelle gelide acque sottostanti una delle banchine del porto, alla marina di Schiavonea.

 

L’auto di Russo crivellata dai quattro colpi di pistola calibro 38

 

Il pregiudicato vittima del presunto grave atto intimidatorio di questi ultimi giorni, negli anni scorsi era stato condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ed attualmente figura, ancora una volta con l’accusa d’associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni, tra gl’imputati d’un processo in cui figura una ventina d’altre persone tutte coriglianesi. La macabra anonima consegna di quella testa di capretto può considerarsi collegata alla sfumata eliminazione di Russo sparato a colpi di calibro 38, ma miracolosamente rimasto soltanto ferito e sopravvissuto all’agguato di poco più d’una settimana fa? I già da tempo precari equilibri interni alla ‘ndrina coriglianese sono avvolti in un clima incandescente e in continua evoluzione, con tentativi d’instaurare nuovi assetti che appaiono difficili da decifrare alla luce degli eventi…

 

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