‘Ndrangheta: nei drammatici frangenti di venerdì sera un gruppo di consiglieri comunali appena uscito da una riunione

 

 

Forse due sicari. O forse soltanto uno. La mano ferma e decisa d’uno soltanto, però, impugnava l’arma che ha fatto quattro volte fuoco contro il parabrezza della Fiat Multipla grigia metallizzata al cui posto di guida s’era appena seduto il 37enne Domenico Russo dopo aver aperto e richiuso lo sportello. Il suo o i suoi carnefici l’attendevano da tempo, in “religioso” silenzio, probabilmente in un vicolo vicinissimo al posto dov’era parcheggiata la vettura, vicino casa della stessa vittima predestinata. Un angolo nascosto, ma dal quale lo stesso o gli stessi killer aveva o avevano una visuale perfetta. E non appena Domenico ‘U chiattu è apparso davanti allo sportello della sua auto, da solo, l’ha aperto ed ha guadagnato l’abitacolo, in un batter d’occhio l’uomo armato di quel potente revolver - con ogni probabilità una pistola calibro 38 - gli s’è presentato a una certa distanza, da una posizione più alta di lui, ma comunque davanti al vetro anteriore dell’auto e con la pistola ben puntata.

Un poker di colpi, con un tris finito a segno sul bersaglio umano che, impaurito e disarmato, ha cercato di schivare, abbassandosi sui sedili, quella gragnuola di proiettili. Che improvvisamente s’è interrotta. Con lo sparatore datosi subito alla fuga assieme all’ipotetico complice, lasciando ’U chiattu soltanto ferito sul sedile di guida della sua auto. Perché il determinatissimo killer è tornato velocemente sui suoi passi senza poter dire “missione di morte compiuta”? Dopo il quarto sparo s’è inceppata la pistola? Circostanza impossibile, questa, per un’arma di quel tipo. E, per logica, un’ipotesi assolutamente da scartare. E allora, perché l’“azionista” di ‘ndrangheta e la sua supposta “spalla” hanno lasciato il loro teatro di sangue senza dispensare la morte per la quale erano saliti sul palco? L’ipotesi è che quei fragorosi spari potrebbero avere richiamato l’attenzione di qualcuno o l’inaspettata quanto improvvisa presenza di qualcun altro tra quelle auto parcheggiate vicine alla Multipla di Russo davanti al sagrato della chiesa dei Santi Pietro e Paolo e al cancello d’ingresso del Castello ducale.

 

 

Erano circa le 18 di venerdì scorso, minuto più minuto meno. E quel che è certo è che alle 18,15 alcuni consiglieri comunali della città di Corigliano-Rossano, i quali fino a poco prima erano stati impegnati in una riunione congiunta delle Commissioni consiliari Affari generali ed istituzionali e Bilancio che era cominciata poco dopo le 16 nella poco distante sede municipale, mentre si dirigevano verso le rispettive auto parcheggiate proprio tra la chiesa di San Pietro e Paolo e l’ingresso del Castello, si sono trovati davanti la Multipla di Russo col parabrezza forato da quei quattro grossi buchi. Uno dei consiglieri ha chiamato immediatamente il 112 dei carabinieri, mentre nei dintorni si sussurrava che il proprietario di quella vettura era stato sparato, era rimasto ferito, e si trovava già nel Pronto soccorso del locale presidio ospedaliero “Guido Compagna”. Altri consiglieri comunali avevano però lasciato la sede municipale prima dei loro colleghi. Potrebbero, costoro, aver visto qualcosa di più?

 

Domenico Russo

 

Nella caserma dei carabinieri della Compagnia coriglianese sin da venerdì notte vengono sentite persone, possibili testimoni oculari delle varie fasi del delitto. Gli uomini del capitano Cesare Calascibetta conducono l’attività investigativa su un crimine di chiara matrice ‘ndranghetista, coordinati dai magistrati della Procura di Castrovillari. Che presto, con ogni probabilità, dovranno cedere il fascicolo ai loro colleghi della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri. Già, perché Domenico Russo, l’obiettivo dell’ignoto killer che è entrato in azione venerdì sera a Corigliano-Rossano, benché personalmente non abbia alcuna macchia di giustizia, fino a poco più d’un anno fa - come hanno rivelato fonti investigative - sarebbe stato uomo di fiducia e spesso autista personale del 51enne boss coriglianese del centro storico Pietro Longobucco. Pierinu ‘U iancu è stato ucciso e tolto di mezzo dalla piazza della ‘ndrangheta nei primi giorni di dicembre del 2018. E da allora ‘U chiattu potrebbe essere considerato “scomodo” agli attuali “padroni del vapore”, perché sa qualcosa d’incoffessabile o perché sa troppe cose passate e recenti. L’uomo, rimasto ferito al petto, all’addome e al volto, ma per sua fortuna non colpito agli organi vitali, si trova ancora ricoverato nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. E non appena, a parere dei medici che l’hanno in cura, egli sarà in condizione di poter parlare con gl’inquirenti, sarà ovviamente interrogato.

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