Operato nella notte il 37enne rimasto ferito, ma per sua fortuna scampato all’agguato di ieri sera

 

 

Nel day after dello sfumato omicidio pianificato dalla criminalità organizzata locale - il 37enne coriglianese Domenico Russo (foto) sarebbe stato il settimo morto ammazzato nel giro d’un anno e mezzo nel comprensorio della Sibaritide e il sesto nella sola area urbana coriglianese della città di Corigliano-Rossano - pochi sono gl’interrogativi cui stanno cercando di darsi una risposta di senso compiuto possibilmente corroborati da buoni riscontri, i carabinieri della Compagnia coriglianese coordinati dai magistrati della Procura di Castrovillari. Uno: chi lo voleva morto Russo? Già. Chi e perché voleva eliminare l’incensurato ex autista del 51enne boss locale di ‘ndrangheta Pietro Longobucco, quest’ultimo fatto fuori a colpi di pistola, ma misteriosamente, sull’uscio della propria abitazione nel centro storico coriglianese nei primi giorni del mese di dicembre del 2018 ed il cui corpo riaffiorò una decina di giorni dopo dalle acque del porto cittadino dov’era stato trasportato e gettato per farlo momentaneamente sparire?

L’agguato fallito contro Russo, l’eliminazione del boss consumata poco più d’un anno fa e la contestuale misteriosa sparizione per una lupara bianca su cui oramai non v’è alcun dubbio del 31enne pregiudicato del luogo Antonino Sanfilippo in quel periodo amico inseparabile di Longobucco, sono tutti fatti collegati? Oppure Russo ieri sera è stato vittima fortunata d’un più semplicistico ma pur sempre complicato ancora a capirsi regolamento di conti tutto personale e d’origine assai più recente rispetto ai fatti d’oltre un anno fa? Insomma, a chi da fastidio la presenza di Domenico Russo nel centro storico coriglianese? Apparentemente a nessuno. Sì, perché l’uomo, sposato e padre di cinque figli, pare conducesse una vita piuttosto tranquilla da quando non c’è più il temuto boss di cui sarebbe stato fiduciario e spesso fidato autista personale quando lo stesso era costretto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e senza patente per poter guidare un’auto. Una vita, però, solo apparentemente tranquilla dopo che Longobucco era stato eliminato.

 

Pietro Longobucco

 

In seguito alle misteriose sparizioni di Longobucco e Sanfilippo, infatti, Russo aveva deciso di cambiare aria per un po’ di tempo ed era partito. Dapprima se ne sarebbe andato in Germania, forse per cercare un lavoro, poi per un periodo sarebbe stato nel Nord Italia, in Emilia-Romagna. Quando venne ritrovato il corpo di Longobucco nelle acque del porto, lo stesso giorno i carabinieri bussarono alla porta di casa sua, proprio in centro storico a pochi passi dal Castello ducale e dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per effettuare una delle perquisizioni “mirate” che andarono in scena in quei giorni. Lui pare fosse appena rientrato dalla Germania. Poi mesi un po’ qua un po’ là, ed infine il ritorno a quella vita solo apparentemente tranquilla cui pare volesse dare una svolta, ma fuori da qui. Perciò avrebbe deciso di mettere in vendita la sua casa del centro storico tant’è che in questi ultimi mesi l’avrebbe fatta pure vedere a qualche potenziale acquirente. Col fine ultimo di sistemarsi altrove, lontano da qui, con la sua famiglia.

 

 

Ieri sera, però, verso le 18, uscito di casa, una volta guadagnato l’abitacolo della sua Fiat Multipla grigia metallizzata, s’è ritrovato davanti uno o più sicari. A volto coperto o scoperto non si sa. Uno impugnava una pistola, con la quale ha aperto il fuoco sul parabrezza. Quattro colpi in rapida sequenza, tre dei quali andati a segno sull’obiettivo umano del killer, uno di striscio al volto, vicino ad un occhio, gli altri due al torace e all’addome. Russo, di costituzione assai robusta, ha vissuto attimi di terrore cercando di schivare i proiettili che per sua fortuna non l’hanno colpito agli organi vitali. Quando ha visto che i suoi sicari si davano ad una precipitosa fuga - con ogni probabilità a piedi imboccando lo stesso vicolo da cui erano improvvisamente sbucati - il ferito sarebbe riuscito da solo ad uscire dall’auto per dirigersi verso casa e farsi soccorrere, trovando poi un amico disponibile ad accompagnarlo nel Pronto soccorso del locale presidio ospedaliero. Poi è stato trasferito nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, dove in nottata ha subito un intervento chirurgico al torace. Non è in pericolo di vita. Purtuttavia non può essere ancora interrogato da parte di chi indaga sul suo tentato omicidio.

 

 

La segnalazione al 112 dell’Arma dei carabinieri della presenza di quell’auto col parabrezza crivellato da quattro colpi di pistola è giunta da uno dei consiglieri comunali della città, di ritorno dalla poco distante sede municipale ove s’erano riunite due commissioni consiliari, verso le loro auto parcheggiate nei pressi di quella di Russo. Giunti sul posto, i detective della Stazione del centro storico e della Sezione operativa radiomobile hanno effettuato i rilievi sul luogo del crimine e lavorato per tutta la notte. Tra la nottata e le prime ore di stamane sarebbero stati sottoposti all’esame scientifico dello Stub alcuni pregiudicati del luogo, sospettati d’avere qualcosa a che vedere con l’agguato nei confronti di Russo, al fine di verificare se nelle ore precedenti abbiano assorbito tracce di spari. La pista investigativa seguita è strettamente locale. Stamane, infine, in caserma, sarebbero state sentite alcune persone, possibili testimoni della sparatoria. Tra esse, sono stati visti entrare il parroco ed il sagrestano della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di fronte alla quale s’è consumato lo sfumato omicidio. Da poco, infatti, nella storica chiesa coriglianese, s’era tenuta e conclusa una funzione liturgica. Che per poco non s’è trasformata in un requiem… 

 

         

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