Termina positivamente la vicenda processuale che ha visto coinvolto Salvatore Franco Morrone, dipendente regionale in pensione e già responsabile della biblioteca dell’ex Comune di Corigliano. L’uomo era stato denunciato, nel dicembre del 2012, perché durante un’attività di indagine che stava svolgendo un maresciallo della Stazione dei carabinieri di Corigliano in merito all’identificazione dell’autore d’un reato commesso ai danni del proprietario d’un distributore automatico di carburanti, lo stesso era stato pubblicamente offeso all’interno della caserma dall’uomo, nei cui confronti s’erano indirizzati i sospetti degli stessi inquirenti.

Il maresciallo aveva infatti convocato in caserma la moglie del sospettato, e durante la redazione del verbale d’interrogatorio della donna, il marito andava su tutte le furie ed indirizzava al maresciallo la seguente frase: «Sei un colluso del truffatore, stai difendendo una persona che ruba i soldi e che è un truffatore». A quel punto il maresciallo invitava il sospettato ad accomodarsi nella sala d’aspetto della caserma, ma l’uomo non aderiva all’invito e continuava a gridare, richiamando l’attenzione anche d’altri militari della caserma, i quali dapprima lo invitavano ad abbassare il tono della voce e, successivamente, erano stati costretti ad allontanarlo con la forza dagli uffici della caserma. Salvatore Franco Morrone veniva pertanto denunciato per ingiuria aggravata ed oltraggio a pubblico ufficiale e con la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Catanzaro lo scorso 25 marzo 2019, era stato condannato pure al pagamento del risarcimento del danno nei confronti del maresciallo.

 

 

La sentenza di condanna era stata poi impugnata dall’avvocato Pasquale Di Iacovo (foto), difensore di Morrone, davanti alla Corte di Cassazione. I cui supremi giudici, con la sentenza pronunciata lo scorso 21 gennaio, hanno accolto integralmente il ricorso presentato dal penalista coriglianese. Annullata senza rinvio la sentenza di condanna. «È stata dunque messa la parola fine sulla spiacevole vicenda allora consumatasi nella caserma dei carabinieri, sicuramente frutto dincomprensioni e d’istintive reazioni indotte da accidentali quanto transitori stati emotivi», così ha commentato l’avvocato Di Iacovo.