Nei giorni scorsi, a Corigliano-Rossano, nel pieno della campagna elettorale per le regionali, è tornato a farsi sentire Franco Corbelli, rappresentante di “Diritti civili”. A spiegarci che se nella scorsa legislatura non è potuto diventare consigliere regionale e dunque magari ora non può correre per la riconferma, è colpa del Partito democratico di Corigliano che nel 2014 gli aveva impedito di candidarsi, perché già allora lui si era schierato a difesa della giunta Straface che invece era stata sciolta per mafia. Dopo il suo odierno sostegno alla candidatura di Pasqualina Straface si offende qualcuno se diciamo di esserne contenti e a questo punto un po’ orgogliosi, ammesso che davvero avrebbe potuto avere (noi ne dubitiamo) questa possibilità? Come si fa a confondere in maniera così volutamente maldestra, quindi strumentale, una sentenza di assoluzione personale, per la quale sul piano umano non può ovviamente che essere espresso compiacimento, con la responsabilità in una esperienza politica che ha segnato in maniera indelebile questa città?

Come si pensa di indorare una pillola così velenosa ad una comunità intera che ha pagato un prezzo elevatissimo in termini di disastri ancora visibili sul territorio, di perdita o sciupìo di risorse, di un Comune che a distanza di 10 anni, per ciò che ne è venuto dopo, è ancora pesantemente in ginocchio? Ma scherziamo? Si vorrebbe ora santificare, e a dire il vero Corbelli non è solo in questa ardita proposta e quindi con lui ne assumono tutta la responsabilità, chi ha condotto quella sciagurata esperienza amministrativa sulla quale non si è mai voluto del tutto andare a fondo, sugli ambigui sostegni politici, sui modi spicci e spregiudicati e su una concezione della politica che dovrebbe essere, altroché, sottoposta con tale prospettiva all’attenzione dei cittadini.

 

L’ex sindaca di Corigliano Pasqualina Straface

 

Non ci si potrà mai dimenticare per esempio di come, anche in conseguenza di quel sistema e di quella cultura di governo che in quella sindacatura si era irrobustita ed affermata, negli anni a venire siamo stati tenuti sotto osservazione e tutela e anche di recente sono poi venute pesanti inchieste e fenomeni (“Comune accordo” non è acqua fresca) che hanno portato alla luce l’esistenza di intrecci perversi ed illegali. Certo non è solo responsabilità della Straface ma dell’intera classe politica della nuova Città di Corigliano-Rossano se, salvo qualche rara eccezione, non si è ancora riusciti a fare i conti con quella stagione, se si continua a glissare sul tema della trasparenza amministrativa, della corruzione e del legame sempre più stretto tra politica, malaffare e  ‘ndrangheta.

 

Il rappresentante di “Diritti civili” Franco Corbelli

 

Se ne convinca dunque Corbelli e quanti la possono pensare come lui: la Straface non è un’eroina o una vittima di malagiustizia perché per quanto riguarda lo scioglimento dell’ex Comune di Corigliano da lei diretto nel 2010, la stessa magistratura, a cui ora Corbelli inneggia, aveva dichiarato con sentenze definitive che andava sciolto per mafia. Da parte sua e di chi vuole tornare legittimamente ad assumere ruoli pubblici ci saremmo aspettati un minimo di autocritica o un contributo di riflessioni e proposte su questo enorme problema senza il quale credo debba restare forte la critica politica nei suoi confronti. Per parte nostra e di tanti calabresi distanti dalla cultura politica di Corbelli & C. non ci stancheremo mai di dire grazie al giudice Gratteri verso il quale manifestiamo in ogni modo vicinanza per le sue coraggiose inchieste. Noi anche per questa comune vicinanza sosteniamo convintamente Pippo Callipo che ha messo il tema della liberazione della regione Calabria dall’affarismo criminale al centro degli impegni e della sua intera campagna elettorale, riuscendo almeno lui a ritrovare uno slancio programmatico ed etico irrinunciabile. 

 
* Dirigente regionale del Partito democratico