Tra il 2009 e il 2010 l’ex Comune di Corigliano - per come ampiamente documentato in atti ufficiali dello Stato - fu infiltrato e permeato da diversi esponenti della ’ndrangheta locale, depositari d’illeciti interessi privati, singoli e collettivi, da concretizzare attraverso i “buoni uffici” politici e burocratici di cui gli stessi godevano all’interno del municipio coriglianese. Tra questi gli allora potentissimi imprenditori Straface, fratelli di Pasqualina, la sindaca allora appena eletta anche grazie al determinante sostegno proprio della sua influente famiglia.

Uno dei fratelli Straface, Mario, è oggi condannato in via definitiva per associazione mafiosa ed estorsione, e ha già scontato in carcere l’intera pena (l’altro fratello, Franco, era improvvisamente deceduto nel novembre del 2011 durante il processo di primo grado). La recente assoluzione della sorella Pasqualina, finita anch’ella a processo (e a scoppio piuttosto ritardato) per il preteso reato di concorso esterno in associazione mafiosa, non lava affatto la sporcizia dello scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’ex Comune di Corigliano che fu decretato dal Presidente della Repubblica nel giugno del 2011, atto contro il quale Pasqualina Straface stessa presentò ricorso dapprima al Tribunale amministrativo regionale e poi al Consiglio di Stato che si pronunciò in modo definitivo confermando il decreto di scioglimento e le sue motivazioni, dando torto marcio alle “controdeduzioni” dell’ex sindaca formulate attraverso gli stessi atti di ricorso e i documenti a supporto prodotti dai suoi avvocati.

 

 

 

È del tutto evidente che dello scioglimento per mafia dell’ex Comune di Corigliano l’allora sindaca ne ha tutta la responsabilità politica ed istituzionale, diversamente non vi si sarebbe opposta con ben due ricorsi fino alla sentenza definitiva di conferma del Consiglio di Stato. Ecco perché la sua attuale candidatura al Consiglio regionale della Calabria nella lista “Jole Santelli Presidente” (assieme, nella foto d’apertura) è fuori luogo ed è un’offesa alla comunità coriglianese, oggi unita a quella rossanese nel vessillo della Città di Corigliano-Rossano che coi suoi quasi 80 mila abitanti è la prima della provincia di Cosenza, la terza della Calabria stessa, ed è la guida del vasto comprensorio della Sibaritide che la vede al suo centro.

La sporca storia di dieci anni fa che portò allo scioglimento per mafia dell’ex Comune di Corigliano è ripercorsa in tutti i suoi fetenti pertugi nel volume “‘Ndrangheta (ex) padrona”, da noi pubblicato per i tipi di AltrePagine nell’aprile del 2012 ed oggi nelle librerie di molti cittadini coriglianrossanesi. Qui vogliamo riproporne qualche pagina significativa, da cui emerge pure la personalità di colei che dalla fine del 1993 in poi fu ininterrottamente consigliera comunale di Corigliano, poi anche consigliera provinciale di Cosenza, ed infine sindaca la cui amministrazione fu interrotta per motivi che oggi sì, appartengono alla storia, ma a una brutta storia. La più brutta che la comunità politica locale abbia finora vissuto…