Federico Toscano, coinvolto nelle indagini per il tentato omicidio del 38enne Pier Placonà, è stato trovato in possesso di droga. In manette per evasione il 58enne Francesco Antonio Zangaro ai domiciliari per spaccio

 

I carabinieri gli bussano a casa per eseguire nei suoi confronti un’ordinanza applicativa della misura cautelare agli arresti domiciliari disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Luca Colitta per un fatto di cui è accusato, ma la stessa sgradita visita delle “divise nere” si traduce per lui in un arresto doppio.

È successo a Corigliano-Rossano, nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’arresto di quattro persone indagate, a vario titolo, del tentato omicidio e delle lesioni gravissime nei confronti del 38enne coriglianese Pier Placonà, pestato selvaggiamente l’11 aprile di quest’anno all’interno d’un garage per delle sue avances inopportune verso una ragazza di nazionalità rumena già sentimentalmente impegnata col pregiudicato 40enne Maurizio Russo alias “Matassa”, già penalmente condannato per quel fatto. Protagonista del doppio arresto è il 22enne incensurato Federico Toscano, residente nel centro storico coriglianese. I militi dell’Arma in forza proprio alla Stazione del centro storico che gli si sono presentati in casa, l’hanno infatti trovato in possesso di droga: 11 grammi di marijuana, già suddivisa e pronta per essere impiegata in attività di spaccio. Il gip Colitta che stamane l’ha interrogato per il brutto fatto d’aprile, su richiesta della Procura che per il possesso della droga ne ha disposto la remissione in libertà in attesa di giudizio, ha quindi stralciato il conseguente procedimento per il preteso reato di detenzione di stupefacente finalizzata allo spaccio. Quest’ultimo, dunque, seguirà il suo autonomo corso avulso dal procedimento per il quale stamane il giovane è stato sottoposto al rituale interrogatorio di garanzia.

 

L’avvocato Francesco Paolo Oranges 

 

Federico Toscano è difeso dall’avvocato Francesco Paolo Oranges. Il 22enne ha risposto alle domande del giudice, confermando la propria versione del fattaccio d’aprile, già da lui inconsapevolmente fornita ai carabinieri per via d’una registrazione effettuata con lo smartphone dal padre della vittima nel presidio ospedaliero “Guido Compagna” dove il povero Pier Placonà era stato ricoverato dopo il violentissimo pestaggio e dove lo stesso Toscano in quei giorni era andato a fargli visita. Il giovane s’è difeso però dalle accuse d’avere partecipato a quell’azione criminale che l’aveva visto presente all’interno del garage di proprietà di Maurizio “Matassa” poiché quest’ultimo quel giorno l’avrebbe chiamato per effettuare dei lavori d’imbianchinaggio. Il gip, allora, gli ha contestato il verbale di sommarie informazioni testimoniali che nell’immediatezza del fatto egli stesso aveva reso ai carabinieri e nel quale sosteneva di non sapere nulla del fatto, salvo poi parlarne nella conversazione in ospedale carpita e registrata col telefonino dal padre di Pier Placonà

 

Il capitano Cesare Calascibetta comanda la Compagnia coriglianese dei carabinieri

 

Pure gli altri arrestati per lo stesso fatto sono stati interrogati oggi: si tratta del 35enne Giovanni Riforma e della 22enne rumena Andrea Simona Luchian, i quali avrebbero negato gli addebiti contestatigli dal primo giudice in ragione delle indagini dei carabinieri della Compagnia coriglianese egregiamente diretta dal capitano Cesare Calascibetta. Gli stessi militari che, durante la loro instancabile opera quotidiana e costante di controllo del territorio, nei giorni scorsi hanno tratto nuovamente in arresto il pluripregiudicato coriglianese Francesco Antonio Zangaro, di 58 anni, per evasione dal regime degli arresti domiciliari cui era sottoposto per reati legati alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti commessi nel 2018. Zangaro, infatti, nel corso del rituale controllo da parte degli uomini in forza alla Sezione operativa radiomobile dell’Arma coriglianese, non è stato trovato all’interno della propria abitazione di Via Madonna della Catena alla frazione Scalo, bensì nelle zone ad essa limitrofe mentre era intento a colloquiare con altre persone senza alcuna autorizzazione. E per tale evasione sarà processato col rito direttissimo. 

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