Due uomini e una donna in manette in città, con un quarto uomo già condannato per lo stesso drammatico fatto. A stringere i ferri ai polsi agli altri tre è toccato ai carabinieri della Compagnia coriglianese in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Luca Colitta su richiesta della locale Procura, per i reati di lesioni gravissime e tentato omicidio. I fatti, d’una gravità inaudita, risalgono allo scorso 11 aprile

quando il 38enne del luogo Pier Placonà era stato attirato con l’inganno in una vera e propria imboscata. La vittima, responsabile a dire degli aggressori d’aver avuto un comportamento “non consono” con la compagna d’uno degli aggressori, era stato invitato, con un pretesto, proprio a casa di quest’ultimo, nella contrada coriglianese Ralla. Una volta giunto sul posto, era stato chiuso nel magazzino dell’abitazione e ripetutamente preso a calci, pugni, colpito con spranghe di ferro e di legno, nonché col calcio in ferro d’una pistola, su ogni parte del corpo. E lasciato agonizzante a terra. La ricostruzione dei fatti all’indomani del feroce pestaggio era toccata ai carabinieri delle Stazioni coriglianesi dello Scalo e del centro storico, i quali s’erano recati nel Pronto soccorso del presidio ospedaliero “Guido Compagna” dove avevano sentito la vittima ricoverata in gravi condizioni ed i suoi parenti. I militari avevano pure ascoltato una conversazione registrata all’interno dell’ospedale, all’insaputa dei presenti, tra uno degli aggressori e il padre della vittima, dalla quale s’evinceva che la violenta azione criminosa fosse stata scientemente studiata in ogni suo dettaglio per punire la vittima.

 

Il presidio ospedaliero “Guido Compagna”

 

Lo stesso giorno dell’aggressione, poi, i militari della Sezione operativa radiomobile avevano eseguito una perquisizione nei locali dove s’era svolta l’aggressione, rinvenendo una pistola a pallini, verosimilmente utilizzata per minacciare la vittima e colpirla col suo calcio. Copiosa, inoltre, la documentazione medica acquisita dagli stessi militi dell’Arma, dalla quale s’evinceva che la vittima aveva subito a seguito del pestaggio delle lesioni con conseguenti deformazioni e cicatrici perenni, e che hanno quindi permesso di rubricare nei confronti dei responsabili il reato di lesioni gravissime.

 

E proprio sulla scorta degli elementi indiziari raccolti, il gip del Tribunale di Castrovillari ha emesso l’ordinanza applicativa delle misure cautelari in carcere nei confronti di Giovanni Riforma, 35enne coriglianese, e degli arresti domiciliari nei confronti di Federico Toscano, 22enne coriglianese, ed Andrea Simona Luchian 22enne rumena. Per il quarto responsabile dell’aggressione, Maurizio Russo (il suo cognome fino a poco tempo fa era Pacino) detto “Matassa”, 40enne coriglianese nonché compagno della ragazza rumena, era stato già emesso nei mesi scorsi un decreto penale di condanna per lo stesso fatto. I quattro dovranno rispondere, a vario titolo, di lesioni gravissime e tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi, della minorata difesa da parte della vittima e della premeditazione. Esigenze cautelari giustificate poiché il gip Colitta ha ritenuto «altamente concreto ed attuale il pericolo di reiterazione della medesima condotta delittuosa, evidenziato in particolare dalle specifiche modalità e circostanze del fatto. L’utilizzo d’una spranga di ferro e d’una pistola come corpi contundenti, il numero e la violenza dei colpi e la parte del corpo attinta, rivelano infatti in maniera inequivocabile l’intenzione d’arrecare notevole danno, ponendosi la condotta agli estremi  del tentato omicidio nella forma del dolo alternativo».

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