Con un avviso pubblico al vetriolo il primo cittadino ammonisce gl’impiegati del Comune

 

 

Un avviso pubblico campeggia da stamane tra i corridoi del municipio di Corigliano-Rossano. Con in calce la firma del sindaco Flavio Stasi (foto), il primo sindaco della neo terza città della Calabria eletto poco meno di sei mesi fa. Il primo cittadino ha preso carta, penna e calamaio per mettere alcuni necessari puntini sulle “i”, rivolgendosi direttamente ai suoi concittadini. Ma è un dire a nuora perché suocera intenda. Già, perché quei puntini non sono nient’affatto diretti ai cittadini di Corigliano-Rossano, bensì ai dipendenti comunali, vale a dire agl’impiegati che prestano - o che dovrebbero prestare - il loro pubblico servizio all’interno del municipio.

Sì, perché è pratica diffusa che gl’impiegati (non tutti, al bando quindi ogni generalizzazione del caso), troppo spesso, non avendo una risposta precisa da dare a un cittadino “interrogante” su qualsivoglia genere d’istanza orale, o non volendo darla una risposta, declinino le loro precise responsabilità d’ufficio. Praticando lo scaricabarile nientepocodimenochè sul vertice stesso dell’amministrazione comunale, vale a dire proprio sul sindaco Stasi. Eletto dai cittadini per svolgere le funzioni demandate alla carica elettiva, appunto, e non quelle d’impiegato di qualsivoglia ufficio comunale.

 

La sede municipale di Palazzo Garopoli  

 

Che gran parte del personale dipendente del Comune di Corigliano-Rossano non sia qualificato per le mansioni da svolgere - a dispetto delle formali qualifiche d’assunzione, dei corsi d’aggiornamento e di formazione continua - è un dato oggettivo e derivante dall’altissima percentuale presente in municipio d’imboscati da parte dei vari politicanti del passato dei quali a tutti i coriglianrossanesi sono noti nomi, cognomi e soprannomi. Ma a fronte d’uno stipendio pubblico che viene ad essi puntualmente corrisposto alla fine d’ogni mese dall’ente pubblico, e quindi dallo Stato, e in definitiva dalla stessa comunità coriglianrossaneseche essi - molti dei quali inabili a parlare e a scrivere in lingua italiana - possano autoconcedersi addirittura la licenza di delegare il loro lavoro all’organo monocratico eletto a capo del governo del Comune, ciò è decisamente fuori d’ogni logica. E sembra essere il pensiero messo nero su bianco stamane dal sindaco Stasi, con un sarcasmo estremamente garbato ma col vetriolo del proprio avviso pubblico: «Ai concittadini che si recano presso gli uffici comunali e che, a fronte di una qualsiasi richiesta, dovessero ricevere la risposta “Andate a chiedere al sindaco”, anche in forma dialettale (“Iat addu u sinnic”) o similari, comunico che mi sono trasferito appositamente al piano terra (Pal. Garopoli). Sono certo che una tale indicazione da parte degli uffici (apparentemente immotivata) non sia originata né da antipatia nei confronti dell’Amministrazione, né da incapacità di fornire risposte puntuali rispetto alle vostre richieste. Pertanto, col fine di migliorare i servizi per la comunità, prego i concittadini di recarsi presso il mio ufficio, preferibilmente col nome di chi ha fornito tale indicazione, in modo da permettermi di approfondire - col diretto interessato - le ragioni di una tale misteriosa ma importante indicazione. Mi scuso in anticipo se circostanza dovesse arrecarvi disagi».