Giovanni e Piero Chiaradia, Marco e Salvatore Bonafede erano stati arrestati dai carabinieri ad ottobre dello scorso anno

 

 

Secondo l’accusa detenevano da tempo il monopolio nello spaccio delle sostanze stupefacenti che circolavano nella “piazza” della popolosa frazione marina di Schiavonea, a Corigliano-Rossano, e nei suoi dintorni. Perciò, erano stati arrestati dai carabinieri della Compagnia coriglianese che il 5 ottobre dello scorso anno avevano effettuato un blitz “mirato” in contrada Fabrizio, a un tiro di schioppo da Schiavonea, dove i presunti spacciatori risiedono. Adesso nei loro confronti sono arrivate le condanne da parte dei giudici del Tribunale di Castrovillari.

 

Si tratta di: Giovanni Chiaradia, 52 anni, condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione, Piero Francesco Chiaradia, 46 anni, cui sono stati inflitti 4 anni, Marco Bonafede, 27 anni, condannato a 4 anni e due mesi, e Salvatore Bonafede, 35 anni, pure lui a 4 anni e due mesi. I quattro imputati, che si trovano due in carcere e due agli arresti domiciliari, sono stati condannati col rito abbreviato dal giudice per le indagini preliminari Chiara Miraglia. 

 

Le indagini dei carabinieri nei loro confronti erano scattate dopo l’arresto del pregiudicato Giovanni Chiaradia per la detenzione di un’arma clandestina. Era stato sorpreso dagli uomini della Sezione operativa radiomobile diretti dal maresciallo Serafino Madeo a circolare, agl’inizi di maggio dello scorso anno, con una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e colpo in canna. Nella circostanza, Chiaradia aveva tentato tra le vie dello Scalo coriglianese una pericolosa fuga con la propria autovettura, venendo alla fine fermato ed arrestato. Partendo dall’arresto del 52enne, era stato approfondito il contesto nel quale operavano i quattro condannati attraverso attività d’intercettazione telefonica e riprese video effettuate da telecamere montate nei pressi delle abitazioni degli stessi, oltre ai riscontri compiuti nell’ambito di numerosi servizi d’osservazione e pedinamento. L’attività dei detective del maresciallo Madeo era durata alcuni mesi ed aveva permesso d’acclarare come su Schiavonea e zone limitrofe vi fosse il loro predominio nello spaccio di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina, che si concretizzava con modalità assodate e studiate per eludere i controlli delle forze dell’ordine. Le cessioni ai consumatori delle droghe avvenivano infatti in un contesto isolato e difficile da raggiungere, quale era quello dove vivevano gl’indagati, le cui residenze sono ubicate nella zona rurale di contrada Fabrizio.

 

 

La consumazione della droga da parte degli acquirenti avveniva per lo più in loco, proprio per limitare l’attività di controllo e di riscontro da parte delle forze dell’ordine. L’unica strada d’accesso al complesso residenziale ove abitavano i Chiaradia e i Bonafede era presidiata da sentinelle, che facilmente avvertivano del sopraggiungere d’auto o d’elementi sospetti. I quattro utilizzavano pure una tecnica comprovata per la detenzione degli stupefacenti, che venivano posizionati in luoghi facilmente raggiungibili dagli stessi e sostanzialmente sotto il loro stesso controllo, ma non all’interno delle loro abitazioni: un confinante cortile recintato che aveva all’interno un cane da guardia, in modo da far risultare negativo qualsiasi controllo eventualmente effettuato dalle forze dell’ordine. Nel corso delle indagini erano stati sequestrati circa 20 grammi di cocaina, 15 grammi di marijuana e 4 grammi d’eroina.