Nella serata di ieri i carabinieri della Compagnia coriglianese hanno tratto in arresto, sulla scorta d’una ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia, su richiesta del sostituto procuratore Flavio Serracchiani, il giovane che durante la mattinata dello scorso 25 settembre aveva fisicamente aggredito, al fine di rapinarla della borsetta contenente soldi ed effetti personali, una giovane prostituta di nazionalità rumena lungo la trafficata Strada statale 106 che attraversa la città di Corigliano-Rossano.

Si tratta d’uno straniero d’origine africana, di nazionalità gambiana, da tempo in Italia come rifugiato politico e richiedente asilo. I militi dell’Arma l’hanno prelevato intorno alle 21,30 all’interno d’un ex albergo ubicato nel popoloso rione Madonna della Catena allo Scalo coriglianese, la cui struttura da tempo funge da Centro d’accoglienza speciale per immigrati e che ospita una ventina di giovani africani. Sul capo del giovane gambiano pendono le accuse di lesioni e di tentata rapina. Già, tentata perché la vittima era stata salvata da due uomini che in quel drammatico frangente s’erano rivelati i suoi “angeli”. Si tratta d’un carabiniere della stessa locale Compagnia, il quale, fuori servizio e in abiti borghesi, si trovava casualmente in transito lungo la 106 a bordo d’un furgone insieme ad un suo amico.

 

 

I due uomini, incuranti delle minacce dell’aggressore africano “armato” d’una bottiglia rotta, avevano soccorso la giovane donna mettendo in fuga il rapinatore. Il carabiniere fuori servizio s’era interposto tra la vittima ed il suo aggressore, mentre l’altro coraggioso amico tentava di dissuadere il criminale invitandolo a gettare a terra la propria “arma”. La fermezza dei due soccorritori aveva fatto sì che il rapinatore scappasse. La ragazza, poi finita nel Pronto soccorso del presidio ospedaliero cittadino “Guido Compagna”, aveva subito dopo denunciato il fatto in caserma ai colleghi del militare fuori servizio intervenuto, riconoscendo nelle foto segnaletiche il proprio aggressore. Riconoscimento confermato pure dallo stesso collega e dal proprio amico. E ieri sera, dopo poco più d’un mese, il malfattore è stato finalmente assicurato alla giustizia

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