Stasera la prima riunione del “Comitato per il ritorno all’autonomia” dei due ex Comuni

 

Erano tre, erano quattro, erano più di ventiquattro…”, cantava Francesco De Gregori nella sua bella canzone “Scacchi e tarocchi”. Quanti fossero, o meglio quanti saranno, lo sapremo soltanto stasera, per capire se quella che si sta organizzando a Corigliano-Rossano è una sempliciotta boutade da parte dei soliti noti che l’oramai avvenuta fusione tra le due ex municipalità di Corigliano Calabro e di Rossano, dall’una e dall’altra parte del rinsecchito torrente Cino che ne segnava il confine, non sono riusciti proprio a digerirla dopo essersi spesi e inutilmente battuti per convincere i loro concittadini a votare “No” al referendum del 22 ottobre 2017.

E per stasera hanno chiamato a raccolta quanti, tra i concittadini coriglianrossanesi, manifestano insofferenza verso l’avvenuta fusione, dopo averla vissuta dal marzo del 2018 ad oggi, praticamente per un anno e mezzo, tra la fase amministrativa gestita dal commissario straordinario e questi primi tre mesi d’amministrazione da parte del primo sindaco eletto della città, Flavio Stasi, del Consiglio comunale eletto insieme allo stesso primo cittadino e della sua Giunta. L’appuntamento è per le ore 19, presso la sala convegni del Beato Felton nel centro storico coriglianese. Dov’è previsto un incontro-dibattito propedeutico alla costituzione del “Comitato per il ritorno all’autonomia” di Corigliano Calabro e di Rossano. «Abbiamo inteso partire dal centro storico coriglianese perché è stato l’unico luogo in cui ha prevalso il “No” alla fusione, ma ne seguiranno altri itineranti in tutto il territorio di Corigliano e di Rossano, con l’obiettivo di informare e coinvolgere i cittadini al perseguimento dello scioglimento del processo di fusione in atto, che fino ad ora ha fatto registrare solo disagi per i cittadini delle due comunità», scrivono in un lunghissimo comunicato in cui non elencano i disagi che denunciano e nel quale resuscitano per citarlo persino l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. 

 

Il primo intervento del neo sindaco Flavio Stasi nel primo Consiglio comunale di Corigliano-Rossano

 

«La fusione dei Comuni di Corigliano e Rossano, nata da ambizioni astratte, prive d’interrogazioni sulle ambiguità e le ombre della situazione, appare più come un’“annessione” che come un procedimento spontaneo nato dal basso per venire incontro ai bisogni dei cittadini delle due comunità. Il problema attuale è promuovere un sistema plurale e sussidiario del quale siano protagonisti quei soggetti e quei poteri che con le rispettive diversità protendano al bene della comunità. In questa prospettiva, il futuro della Città non sarebbe stato affidato ad oligarchie, bensì, a tutte le realtà sociali, economiche, educative, politiche ed istituzionali che operano sul territorio per produrre ricchezza e benessere, propositi, questi, largamente disattesi dalla fusione, intrapresa senza una spinta progettuale inclusiva d’ampio respiro, speranzosa solo di contribuzioni “assistenziali” a venire, neppure al momento definibili. È pur vero che rimane attuale il problema dell’adeguamento dell’autonomia comunale al minimo delle condizioni necessarie a renderla vitale, ma questo non era un problema che riguardava il Comune di Corigliano Calabro, poiché, per situazioni ambientali demografiche, storiche, culturali ed economiche, ha sempre avuto la capacità di provvedere alla cura ed al soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini, predisponendo atteggiamenti virtuosi necessari ad un’armonica soddisfazione degli stessi. Al contrario, la situazione economica del Comune di Rossano era connotata da notevoli sofferenze, emerse dall’esame congiunto delle rispettive e competenti delegazioni dei due ex Comuni. La fusione a nostro avviso, quindi, per come s’è realizzata, appare connotata da forti elementi costrittivi, comportanti ricadute negative nelle relazioni intercomunali e non componibili sulla tenuta della coesione sociale, che va sempre preservata come valore tradizionale e fondante delle nostre comunità».

 

Le vedute panoramiche dei due centri storici cittadini 

 

Il documento politico pone sicuramente al centro delle questioni aperte in relazione a quella “costruzione” della nuova città che è compito dell’amministrazione comunale eletta appena qualche mese fa e di quelle che le succederanno. Ma ha lo sguardo tutto rivolto al passato, e in particolare al passato coriglianese che non è affatto la rosa fresca e profumata che i promotori dell’incontro di questa sera descrivono. E soprattutto, se l’obiettivo dichiarato è la costituzione del “Comitato per il ritorno all’autonomia” di Corigliano Calabro e di Rossano, i promotori non dicono nulla sul “come” intendono ritornare all’autonomia dei due ex Comuni. Su quali siano gli strumenti normativi, se ve ne siano. Chi vivrà, vedrà. Per il momento, l’iniziativa politica ci sembra soltanto un ancestrale, inconscio malscimmiottamento del movimento culturale dell’indipendentismo sardo. Già, in quello dell’indipendentismo delle sarde, o meglio di quella sardella preparata nelle sue gustosissime varianti che è uno dei prodotti tipici della tradizione culinaria coriglianese, o meglio di Schiavonea che è la sua storica “marina” ed i cui residenti - com’è assai noto - tanto “coriglianesi” non si sono mai sentiti…