A due mesi (quasi) dalla nomina dei suoi assessori da parte del primo sindaco della nuova città di Corigliano Rossano, la terza più grande della Calabria ed assai assai problematica, più tra il serio che tra il faceto ci siamo concessi la licenza di stilare il primo “pagellino” della giunta di Flavio Stasi. Che ovviamente scaturisce dai primi vagiti della neonata amministrazione comunale.

Buona lettura a tutti.

 

Tiziano Caudullo: 2. Sulle spalle del cosiddetto esperto in politiche europee finora sono gravati gli Spettacoli estivi di cui lo stesso detiene la delega. In tale perimetro, il “pareggio” tra le due ex municipalità coriglianese e rossanese è stato: Carmen Consoli da Catania a Rossano e lo sconosciuto Eman da Catanzaro a Corigliano (per non parlare del resto della partita), proprio mentre a qualche cittadina che una sera, intercettatolo durante uno degli spettacoli rossanesi abusava del suo prezioso tempo per domandargli di concerti et similia, l’amministratore affermava senz’alcun pudore che i Nomadi non erano stati graditi al vescovo perché comunisti, soprattutto il cantante Augusto Daolio (defunto dal 1992) così come i Modena City Ramblers, due gruppi proposti da un consigliere di maggioranza, ma bocciati dal presule al cordone dei cui paramenti sacri dev’essere rimasto attaccato l’assessore.

 

Anna Maria Turano: non classificata. La titolare delle deleghe agli Affari legali ed alla Promozione dei Centri storici ha fatto solo qualche comparsata in qualche manifestazione estiva, presente ovviamente alle sedute di Consiglio comunale e alle conferenze stampa. Noblesse oblige.

 

Giovanni Palermo: zero… in condotta. 29 luglio: assessore da un mese, il titolare della delega alle Finanze si presenta nella seduta di Consiglio comunale sull’equilibrio finanziario di bilancio senza una relazione, prende il microfono soltanto per pronunciare a braccio un paio di parole e per dire che si trattava d’una incombenza condotta dall’amministrazione commissariale che l’ha preceduto e da approvare per obbligo di legge. Avrebbe potuto scriversi due-tre paginette di word per addormentare ed incantare un uditorio consiliare di serpenti con dati e numeri, e fare così tutti fessi e contenti compresi ovviamente i consiglieri d’opposizione che l’hanno meritatamente sbranato.

  

Claudio Malavolta: 5 (d’incoraggiamento). È il vicesindaco e il belloccio della compagnia (ma non siamo a Miss Italia). Il primo cittadino gli ha affidato una serie di deleghe nell’ambito delle quali le competenze funzionali del Comune sono assai scarse, per non dire nulle. Ha relazionato in Consiglio comunale in tema di “Zona economica speciale” su sollecitazione d’un consigliere d’opposizione il quale nella propria controrelazione ha mostrato d’avere studiato la questione molto, ma molto di più, relegandolo all’angolino. Insomma: lui chi è, il suo ruolo sai dirmi qual è? Lui è Claudio Malavolta, ottimo ragazzo, buon imprenditore, presenzia di tanto in tanto qua e là indossando la fascia tricolore e porta il regalo alla festa di qualche arzilla centenaria. La delega più importante assegnatagli dal sindaco è quella alle Pari opportunità. La faccia valere e la faccia pesare allora, soprattutto in relazione alle dispari opportunità tra le due ex municipalità rossanese e coriglianese, perché quest’ultima ci appare Cenerentola assai e non solo e soltanto negli spettacoli del suo collega Caudullo (sull’argomento ci torneremo assai presto).

 

Tatiana Novello: 4. Ha preso la parola una sola volta, nella seduta di Consiglio comunale sulla questione dei terreni demaniali indebitamente occupati da privati. Essendo di professione avvocata, ha tenuto banco con una noiosissima solfa di stampo giuridico sull’argomento, quando l’argomento richiedeva invece una trattazione politica. Per chi è da sempre avvezza soltanto alla propria politica d’influencer su Facebook, è un po’ difficile riuscire in sì poco tempo ad entrare nel ruolo d’assessora all’Urbanistica. Purtuttavia la tempra c’è…

         

Donatella Novellis: 2. Ci spiffera qualche suo collega che nell’ultima seduta del Consiglio comunale avrebbe esternato a più riprese di sentirsi spaesata e disgustata. Si sarà ritrovata tutta d’un tratto ad Oppido Mamertina?! No: il suo sarebbe stato uno spaesamento politico, non avendo mai fatto politica e giammai frequentato alcun ambiente politico. Una che fa l’assessora però fa politica, e pure lei deve per forza farla. E la politica “è sangue e merda”, come diceva in un modo colorito ma divenuto celeberrimo un personaggio della vituperata Prima Repubblica che risponde al nome dell’ex ministro socialista Rino Formica. E la politica “è sangue e merda” pure nelle Politiche sociali, della Solidarietà e della Cultura, che sono le deleghe affidate dal sindaco a Donatella Novellis. Se il sangue e la merda all’assessora non piacciono, poteva quindi restarsene tranquillamente a dirigere il coro delle Orsoline nell’Azione cattolica ragazzi.         

 

Dulcis in fundo (ed è proprio il caso di dirlo) il sindaco Flavio Stasi: 7 e mezzo. Lui invece lo sa magnificamente bene che la politica “è sangue e merda”, perchè la politica la pratica da tantissimi anni nonostante la sua giovane età. L’impegno costante in prima persona su ogni fronte d’emergenza e nei vari settori amministrativi ha fatto restare invariato il suo altissimo tasso di popolarità derivante dal 73% conquistato alle elezioni. I suoi interventi in Consiglio comunale si sono rivelati “risolutivi” del forte imbarazzo che gli hanno provocato quasi tutti i consiglieri della sua maggioranza coi loro interventi impacciati e politicamente incomprensibili durante le sedute del civico consesso su due questioni importanti quali l’equilibrio finanziario di bilancio e i terreni del demanio comunale indebitamente in possesso a privati. Poteva risparmiarsi quell’infelice sortita alla guida d’un autobotte per il trasporto d’acqua putrida nelle case dei cittadini in piena emergenza idrica. Già, perché i cittadini hanno eletto il sindaco e non già un camionista (questi ultimi s’assumono per concorso), e il dovere del sindaco è quello di riuscire a portare l’acqua corrente laddove esiste e persiste l’emergenza idrica.