Pietro Greco e Francesco Romano sono stati traditi da un amico fidato. Il “Giuda” ha attirato i due “compari” nel fatale tranello dell’appuntamento-trappola in cui gli stessi hanno trovato la morte per mano del commando che aveva avuto licenza d’ucciderli. E la sentenza decretata dai mammasantissima della ‘ndrangheta è stata puntualmente eseguita, nel pomeriggio di lunedì scorso, a colpi di mitra e pistola. Il duplice omicidio è stato scoperto all’alba del giorno appresso. Il 49enne Greco, con ogni probabilità principale vittima designata, stella nascente oramai caduta dal firmamento criminale che va dalla Sibaritide al Pollino, è andato disarmato a un “tranquillo” appuntamento “d’affari” che non immaginava affatto potesse essere il proprio appuntamento con la morte.

Ove avesse avuto la benché minima avvisaglia di sospetto, avrebbe di sicuro portato con se una pistola. Già, perché pare che con le armi pure lui ci sapesse fare, e bene. Greco era sorvegliato speciale di pubblica sicurezza e allo scoccar della serata aveva l’obbligo di rientrare nella propria abitazione di contrada Lattughelle a Sibari, che dista pochissimi chilometri dal luogo della mattanza consumata dai killer della ‘ndrangheta. Un obbligo che aveva sempre rispettato. Adesso i detective del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza guidati dal capitano Michele Borrelli stanno tentando di capire chi abbia presumibilmente telefonato a uno dei due uccisi per fissare con lui quell’appuntamento tra le campagne di contrada Apollinara a Corigliano Rossano. Verifiche ed accertamenti sono in corso sulle utenze telefoniche d’entrambi. L’identificazione della persona che Greco ed il 44enne imprenditore agricolo coriglianese Romano avrebbero dovuto incontrare tra quegli uliveti e quegli agrumeti è il primo punto sul quale gl’investigatori stanno concentrando da giorni la loro attività. Secondo alcuni testimoni, presumibilmente le ultime persone che hanno visto Greco e Romano in vita, i due nella giornata di lunedì quando sono stati “fatti” erano tranquillissimi, non mostravano alcun tipo d’ansia. E proprio questo lascia ipotizzare che ad attirarli in quel posto sia stata una persona di cui gli stessi si fidavano e nei confronti della quale non nutrivano alcun dubbio o sospetto di sorta. Altra ipotesi è che a fare inconsapevolmente o meno da “esca viva” per i sicari possa essere stato lo stesso “compare” Romano, il quale ha accompagnato con la propria vecchia Fiat Punto l’aspirante boss Greco, magari rimanendovi tradito a morte a sua volta.

 

 

Durante l’intera giornata di venerdì otto persone sono state invitate in caserma, nella Tenenza dei carabinieri di Cassano Jonio. Tra esse alcuni stretti parenti delle stesse vittime in qualità d’informate sui fatti per riferire ogni circostanza utile a “ricostruire” il puzzle degli ultimi giorni e soprattutto dell’ultima giornata di vita delle due vittime, quella di lunedì, a partire dalle telefonate intercorse tra esse e i due morti. In caserma, secondo i bisbigli, avrebbe “sfilato” pure qualche sospettato d’avere qualcosa a che fare col duplice omicidio. Gl’interrogatori sono stati condotti dal procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla e dai propri sostituti Mauron Gallone e Valentina Draetta. Le testimonianze rese avrebbero rivelato qualcosa in più sugli ultimi giorni dei due morti ammazzati. Forse anche sugli ultimi mesi di Pietro Greco, il quale pare che assieme ad altri avesse rivendicazioni autonomistiche nella gestione degli affari criminali di cui s’occupava nella “piazza” del suo comune d’origine, Castrovillari, e non solo: droga e usura. E per questo c’erano dei “problemi”, perché alla “bacinella” comune della ‘ndrangheta da qualche tempo sarebbero venuti a mancare alcuni “capitoli di bilancio”. Quelli, appunto, affidati al “compare” Pietro Greco. Uno sgarro troppo grave… 

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