Associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato ed alla ricettazione di legname e furti d’autovetture utilizzate per il trasposto della stessa “merce”. E ancora: estorsione, sia tentata sia consumata per diversi episodi, un tentato omicidio, una serie di furti in abitazione, danneggiamenti seguiti da incendio, riciclaggio. Il provvedimento di fermo relativo all’inchiesta denominata “Fangorn” e fatta scattare all’alba di stamane a Corigliano Rossano da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza è stato emesso nei confronti di

Giuseppe Tedesco, 47 anni; Leonardo De Martino, 47 anni; Luigi De Martino, 26 anni; Luigi De Martino, 46 anni; Natale De Martino, 52 anni; Pasquale De Martino, 22 anni; Giuseppe Faustini, 39 anni; Gennaro Larocca, 37 anni; Nicola Macaretti, 38 anni; Antonio Macaretti, 59 anni; Domenico Macaretti, 67 anni; Michele Lizzano, 56 anni residente a Trebisacce; Maria Antonietta Tavernise, 23 anni; Rosaria Vulcano, 37 anni; Vincenzo Curia, 55 anni, già detenuto; Saverio De Martino, 45 anni, già detenuto.

 

Le attività d’indagine erano scattate a seguito del tentato omicidio d’un allevatore rossanese, avvenuto nel gennaio del 2018. Nell’occasione i militari dell’Arma furono chiamati a seguito d’una segnalazione da parte della persona offesa, la quale raccontava d’essere stato attinto da colpi di fucile nell’area montana di Rossano mentre era a bordo del proprio fuoristrada. Solo per caso fortuito i colpi finirono sul montante del fuoristrada e l’allevatore ne uscì sostanzialmente illeso. Le investigazioni, condotte con attività tecniche ed ascoltando le persone informate sui fatti, hanno mostrato come una vera e propria organizzazione avrebbe gestito le attività di taglio abusivo di legname nelle aree montane di Rossano e come, a vario titolo, i partecipanti all’associazione avrebbero dato il loro contributo sia nel taglio, ma soprattutto nella ricettazione del legname depezzato che veniva poi stoccato in alcune aree o magazzini e rivenduto ai consumatori finali. Le attività di taglio, come verificato attraverso alcuni sopralluoghi, avvenivano per lo più in aree demaniali regionali e comunali, tra le quali alcune sottoposte a vincolo comunitario, poiché riconosciute da normative europee quali Siti d’interesse comunitario del tipo “Habitat”. Per effettuare le operazioni di taglio alcuni degl’indagati avrebbero effettuato una serie di furti di fuoristrada che venivano poi trasferiti in aree difficilmente accessibili nelle zone boschive di Rossano e Longobucco ed utilizzati per il trasporto del legname. Proprio la volontà di sfruttare le aree naturali sarebbe anche alla base d’un tentativo di estorsione nei confronti dell’allevatore vittima del tentato omicidio e commesso da quattro degl’indagati nel novembre 2017, quando lo stesso allevatore, recandosi presso il proprio appezzamento di terreno in località Conche di Longobucco, trovò un ovile completamente bruciato denunciando anche il furto d’alcuni capi di bestiame e l’uccisione d’altri.

 

 

Da quanto ricostruito nel corso delle investigazioni, il gesto avrebbe voluto incutere timore all’allevatore, costringendolo a liberare il proprio terreno per avvantaggiare gl’interessi e le dinamiche criminali dell’associazione. Sempre nel corso delle indagini è emerso come, in talune aree montane di Rossano, due dei fermati avrebbero consumato pure delle estorsioni in danno di dieci proprietari d’immobili: questi ultimi, sotto la minaccia di danneggiamenti ed angherie, avrebbero sborsato una quota annuale ai due fratelli per le attività di controllo, la cosiddetta “guardianìa”, nonché per i lavori di manutenzione necessari nel corso dell’anno. Ad alcuni degli odierni indagati, poi, viene contestata una serie di furti in abitazione avvenuti a Corigliano Rossano tra il marzo e l’aprile del 2018, nel corso dei quali sono state asportate varie suppellettili, attrezzi agricoli, ma anche elettrodomestici. In taluni casi venivano appiccati anche degl’incendi all’interno delle abitazioni, creando maggiormente danno ed ingenerando un particolare allarme sociale nella popolazione. In un caso, un partecipante all’associazione per delinquere avrebbe sfruttato alcune fatture false della propria azienda agricola al fine di giustificare il legname rubato e rendere difficoltosi i controlli da parte degl’inquirenti. Per tale motivo viene contestato il reato di riciclaggio.

 

 

L’attività investigativa, condotta dai carabinieri della Compagnia di Rossano e coordinata dal procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla e dal proprio sostituto Luca Primicerio, ha permesso di fare luce su un fenomeno criminale molto sentito dalla popolazione cittadina e che, per la prima volta, è stato “aggredito” in modo particolareggiato nonostante le difficoltà legate all’ottima conoscenza delle aree montuose da parte degl’indagati e la morfologia del territorio. Proprio gli accertamenti svolti in queste aree hanno permesso di documentare che, nel tempo, i tagli abusivi avrebbero fruttato illegalmente centinaia di migliaia d’euro. Dall’attività investigativa è emerso inoltre come da parte degl’indagati non vi fosse alcuna remora nel depauperare il patrimonio boschivo del territorio, anche abbattendo alberi secolari tutelati da apposite normative a carattere comunitario. Per tredici degli oltre cento indagati si sono aperte quindi le porte del carcere di Castrovillari, le due donne sono state assegnate agli arresti domiciliari. 

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