Sei anni di reclusione nei confronti dell’ex sindaca dell’ex Comune di Corigliano Calabro Pasqualina Straface per concorso in associazione mafiosa. Prescrizione da dichiarare nei confronti di tutt’e nove i suoi coimputati, a cominciare dall’imprenditore Mario Straface, fratello dell’ex sindaca e già definitivamente condannato per associazione mafiosa nel maxiprocesso “Santa Tecla”, continuando con l’ex vicesindaco Giorgio Miceli, l’ex assessore comunale Giuseppe Curia, l’ex consulente comunale esterno Gilberto Capano, gli attuali dipendenti comunali di Corigliano Rossano Annamaria Pagnotta, Carmine Grispino e Cosimo Servidio, gl’imprenditori Agostino Sposato di Corigliano Rossano e Gianluca Gallo di Terranova da Sibari.

Sono state queste le richieste formulate oggi al termine della requisitoria da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro Domenico Assumma, nel processo che volge al termine dinanzi ai giudici del Tribunale di Castrovillari, presidente Giusy Ferrucci, a latere Guglielmo Labonia e Chiara Miraglia. Un processo in cui “campeggiano” la relazione della Commissione antimafia insediatasi nel municipio coriglianese nel giugno del 2011 a seguito dello scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose deciso dall’allora Consiglio dei ministri, il conseguente decreto di scioglimento emesso dall’allora Presidente della Repubblica e gli atti d’accusa dell’inchiesta antimafia “Santa Tecla” che nel luglio del 2010 portò in carcere 67 persone.

 

Soltanto l’ex sindaca Straface è alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa. Sul suo “groppone”, in particolare, alcune ordinanze di somma urgenza da lei firmate proprio nella veste di sindaca a seguito d’alcuni eventi alluvionali, fatti fronteggiare dall’impresa di lavori pubblici dei propri familiari imprenditori attorno ai quali ruotarono la maxinchiesta ed il maxiprocxesso “Santa Tecla”. Gli altri nove imputati erano invece accusati d’altri reati che oggi sarebbero tuttavia prescritti secondo lo stesso magistrato rappresentante la pubblica accusa.

 

Il collegio difensivo degl’imputati è composto dagli avvocati Gianluca Serravalle, Nicola Carratelli, Antonio Fusaro, Antonio Pucci, Angelo Gencarelli, Giacinto D’Urso, Ettore Zagarese, Maria Sammarro e Giovanni Milito. Il nuovo Comune di Corigliano Rossano è costituito parte civile con l’avvocato Mario Elmo. Nell’udienza odierna sono già cominciate le arringhe difensive, che proseguiranno nelle prossime settimane. La sentenza è attesa per il 19 luglio prossimo.