Clamoroso colpo di scena al processo “Medical market” in Corte d’assise a Cosenza: rinviata la requisitoria del procuratore Facciolla e disposta una nuova consulenza

 

“Sorpresa” nel processo che vede imputati il 57enne noto medico ospedaliero Sergio Garasto (foto), la 41enne Stefania Russo, la 47enne amica di quest’ultima Nunziatina Falcone ed il 37enne Piero Andrea Zangaro, amico d’entrambe le donne, tutti coriglianesi ed alla sbarra per un reato gravissimo: omicidio volontario premeditato ed aggravato in concorso tra loro.

Si tratta del processo per infanticidio scaturito dalla maxinchiesta giudiziaria denominata “Medical market”. Quella che la mattina del 22 gennaio del 2015 vide scattare le manette ed altre misure cautelari, perquisizioni e sequestri da parte di Guardia di Finanza e Polizia di Stato sotto l’egida del Tribunale e della Procura di Castrovillari, nei confronti di Garasto, Russo, Falcone e Zangaro (oggi tutt’e quattro in libertà) e d’altre 140 persone finite anch’esse nei guai - tra le quali numerosi noti medici ed avvocati di Corigliano Rossano - per una serie di reati per i quali è tuttora in corso un processo dinanzi ai giudici del Tribunale di Castrovillari.

 

Quello che occupa la nostra cronaca odierna, invece, è naturalmente “acceso” davanti alla Corte d’assise del Tribunale di Cosenza presieduta da Paola Lucente, a latere Luigi Branda. All’udienza di stamane doveva tenersi la requisitoria da parte dei rappresentanti l’accusa nei confronti dei quattro imputati, il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla ed il pubblico ministero Valentina Draetta. Ma l’importante passaggio processuale ha subìto un rinvio senza che ne sia stata neppure fissata la data. E il perché è presto detto. Dopo aver sentito per mesi le testimonianze di medici e infermieri in servizio nel presidio ospedaliero “Guido Compagna” di Corigliano Rossano durante la serata del 15 maggio del 2012, quando secondo il procuratore Facciolla venne consumato il contestato infanticidio, vale a dire quando Stefania Russo s’era presentata in ospedale, unitamente a Nunziatina Falcone (da sinistra verso destra nella foto in basso), con un feto morto già espulso, dopo aver esaminato le consulenze medico legali prodotte dalla Procura di Castrovillari, vale a dire quelle riguardanti l’autopsia sul feto e la visita ginecologica su Stefania Russo, dopo aver sentito i testimoni citati da parte dei difensori degl’imputati - gli avvocati Antonio Pucci, Andrea Salcina, Mario Elmo ed Alfonso Sapia - e dopo aver sentito i consulenti incaricati dalle stesse difese, la Corte stamane ha infatti deciso di rinviare il processo alla data del prossimo 28 giugno. Sì, ma non per la già programmata requisitoria da parte della pubblica accusa. Già, perché la Corte d’assise cosentina ha deciso d’individuare e di nominare un proprio - e più qualificato - collegio medico legale, al fine di far luce, unitamente alle consulenze della Procura ed a quelle delle difese, sulle eventuali responsabilità penali dell’intricata vicenda. Si trattò d’infanticidio oppure no? I giudici sul punto non vogliono avere alcun dubbio prima di pronunciare la loro sentenza. E gli avvocati dei quattro imputati ritengono d’avere “demolito” la consulenza tecnica prodotta in dibattimento da parte della pubblica accusa. 

 

 

Secondo l’accusa - corroborata da intercettazioni telefoniche, ambientali, e servizi d'osservazione nell’ambito dell’inchiesta che era già in corso da tempo - i quattro avrebbero consumato il crimine al fine d’incassare e probabilmente di dividersi il risarcimento d’una polizza assicurativa automobilistica per responsabilità civile, simulando che a causare l’aborto di Stefania Russo fosse stato un sinistro. Un contorno agghiacciante. Già, perché alla presunta vittima non sarebbe stata data addirittura la possibilità d’affacciarsi al mondo: il feto era infatti di ben sette mesi di gestazione e di vita. L’intero quartetto portato alla sbarra dal procuratore Facciolla e dal pm Draetta deve rispondere proprio della ritenuta soppressione volontaria e premeditata del feto partorito da Stefania Russo presso il Pronto soccorso ospedaliero in cui prestava servizio il medico Garasto, il quale oggi lavora presso l’Unità operativa di Pneumologia dell’ospedale “Ferrari” di Castrovillari. Si tratta del più grave dei ben 53 capi d’imputazione contestati ai complessivi 144 indagati di “Medical market”. All’udienza di stamane era presente soltanto l’imputato Garasto, il quale ha presenziato a tutte le udienze tenutesi finora.  

L’ospedale “Guido Compagna” dove si svolsero i fatti del 15 maggio 2012