La scorsa primavera la giornalista Nina Palmieri del noto programma televisivo d’inchiesta “Le Iene”, aveva raccontato la storia di Vincenzo Campana, il giovane coriglianese morto all’età di 21 anni, il 20 luglio del 2013, folgorato dalla corrente elettrica mentre su una scala sistemava le luminarie per la festa di San Giacomo d’Acri. Il datore di lavoro, l’imprenditore coriglianese Nicola Carella titolare della ditta “IlluminalArt”, era stato processato e già condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo, per non aver adottato le misure di prevenzione degl’infortuni sul lavoro durante le operazioni di montaggio delle luminarie.

Dopo una serie di vicissitudini giudiziarie, tutti i componenti del nucleo familiare originario del giovane morto, hanno deciso nei giorni scorsi d’affidare la tutela dei loro diritti ad un nuovo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo. Ieri s’è celebrata l’udienza dinanzi ai giudici della Corte d’appello di Catanzaro, all’esito della quale gli stessi hanno confermato la condanna in accoglimento della richiesta dello stesso legale della famiglia, il quale nel corso dell’emozionante discussione ha illustrato tutti gli elementi di prova e le deduzioni logiche che dimostravano la responsabilità del datore di lavoro ed il conseguente diritto al risarcimento dei danni da parte dei familiari della vittima: Rossella Campana, Giuseppe Campana, Assunta Campana, Francesco Campana e Carmela Malagrinò.

 

L’avvocato Di Iacovo ha concluso la propria arringa affermando che il risarcimento del danno sicuramente non restituirà il sorriso ai familiari della vittima, ma servirà a far comprendere ai datori di lavoro che il risparmio sui costi economici necessari per l’adozione d’adeguate misure di prevenzione degl’infortuni sul lavoro alla fine determina per le aziende un prezzo molto più alto da pagare quando si verificano tragedie del genere.

 

Il processo nei confronti dell’imprenditore Carella non s’è ancora concluso con sentenza definitiva, poiché gli resta ancora il terzo ed ultimo grado di giudizio della suprema Corte di Cassazione, ma intanto i familiari della vittima potranno avviare le necessarie azioni esecutive per recuperare il risarcimento dei danni.

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