Se lo guardate da vicino o in qualche primo piano fotografico, l’espressione del suo viso ricorda un po’ quella del pluripremiato regista cinematografico Nanni Moretti da sempre coscienza culturalmente critica della sinistra italiana. Flavio Stasi, classe 1983, neo sindaco di Corigliano Rossano, quasi 80 mila abitanti e terza città più grande della Calabria, aveva 19 anni nel febbraio del 2002 quando chi scrive, allora 28enne militante di sinistra, assisteva di persona al cosiddetto “urlo di Piazza Navona” quando Moretti criticò duramente i dirigenti del centrosinistra d’allora che avevano parlato dallo stesso palco poco prima di lui. Il grande regista tuonò contro chi era responsabile del «non saper più parlare alla testa, all’anima e al cuore delle persone», contro «la burocrazia che sta alle mie spalle che non ha capito nulla», contro questo tipo di dirigenti «coi quali non vinceremo mai», lanciando il proprio appello finale «che questa serata non sia stata proprio inutile». Perché mi torna alla mente quella serata d’oltre 17 anni fa?

Forse perché, seppur in un subconscio assai remoto nel tempo, quella serata non fu proprio inutile, se qualcuno, nella mia città, ha trovato il bandolo d’una matassa intricatasi parecchio negli anni pure da ‘ste parti, perché una voce della sinistra civica e non derivata da alchimie e riti liturgici di marca partitica, potesse arrivare ad avere il consenso - e che consenso! - per dar prova di se nel governo della cosa pubblica. Purtuttavia sappiamo bene che non possiamo leggere la straripante vittoria elettorale “movimentista” di Flavio Stasi soltanto in chiave ideologica, perché essa contiene molto, moltissimo, di post ideologico. Attenzione però: nulla a che vedere col movimentismo alla 5 stelle - di protesta, di lotta o di governo che esso sia - benché crediamo che sul neo sindaco coriglianrossanese sia confluito pure un certo consenso da parte dei cittadini che poco più d’un anno fa hanno mandato a Roma ben quattro parlamentari ivi residenti. D’altronde al 73% dev’esserci pure arrivato in qualche modo, Flavio Stasi.

 

Che il suo impegno politico sui tanti drammatici fronti di vertenze territoriali venga da lontano, questa oramai è cosa risaputa pure ai tanti che quelle battaglie condotte dai soliti pochi (e a volte neppure noti) in questi anni le hanno snobbate o seguite assai distrattamente. Chi non lo conosceva Flavio, s’è informato sulla sua storia ed ha seguito con interesse la sua campagna elettorale. E per due volte l’ha votato. Il 26 maggio in 17 mila. Lievitati di 6 mila dopo appena due settimane, quando ieri, ad urne aperte, i consensi erano ben 23 mila. E la vetusta oltre che fallimentare politica nostrana, quella della sedicente sinistra come quella della destra sua avversaria, adesso deve fare i conti con una realtà diversa, assai.

 

 

Dopo l’estate vi saranno altre elezioni ed altrettanto importanti per la neonata grande città di Corigliano Rossano, le Regionali. E alla guida della terza città della Calabria - e non solo per il suo numero d’abitanti - v’è questo tipo di sindaco, un caso di scuola in Calabria e non solo in Calabria, cui si potrebbe guardare come “modello”. Già, il sindaco Stasi, spinto da un movimento nato dal basso, osteggiato in modo feroce da qualsiasi segreteria partitica, da sinistra a destra, ma scelto e fortemente voluto dal popolo di questa città

 

Ad ogni buon conto però, ben prima dei due inequivocabili plebisciti del 26 maggio e di ieri, pochi qualcuno hanno vivaddìo avuto le capacità politiche di guardare a Flavio Stasi guardando lontano, proprio fino all’orizzonte finalmente raggiunto. Tra questi persino una parte di quel Partito democratico locale stanca di vedere il proprio impegno politico vanificato dalle tante puntualissime sconfitte che quel partito l’hanno ridotto a residuali termini di consenso oltre che di proposta politica, la stessa che con coraggio e determinazione s’è dissociata dall’ennesima scelta del Pd, quella dimostratasi in assoluto la più scellerata di tutte dal momento che ha visto il proprio candidato sindaco non vedere l’orizzonte neppure col cannocchiale. Nanni Moretti aveva ragione. Flavio Stasi l’ha capito. Da AltrePagine giunga ora il migliore augurio di proficuo lavoro al neo sindaco.