Il Comune fa flop e da lunedì prossimo “declina” il proprio obbligo di consegna, mentre proprio qualche addetto alla consegna fa... la campagna ai propri candidati 

 

Un brutto pasticcio, anzi un pasticciaccio brutto. È la questione relativa alla consegna delle nuove tessere elettorali ai neocittadini del nuovo Comune di Corigliano Rossano, 68.898 dei quali saranno chiamati ad eleggere il loro primo Sindaco ed il loro primo Consiglio comunale tra poco più di due settimane, vale a dire il prossimo 26 maggio unitamente alle elezioni per il Parlamento europeo. Ebbene, anzi “emmale”, la consegna delle nuove tessere che debbono necessariamente sostituire quelle in possesso degli stessi cittadini dei due ex Comuni di Corigliano Calabro e di Rossano - benché sia un atto formalmente assegnato da una legge dello Stato proprio in capo all’ente pubblico presso le residenze dei propri cittadini iscritti alle liste elettorali - sta procedendo assai a rilento, tra mille difficoltà ed altrettante proteste e polemiche da parte dei cittadini. E - pare - anche attraverso alcune pratiche davvero singolari e per nulla ortodosse da parte di taluni dei dipendenti comunali all’uopo incaricati.

Vediamo che succede, partendo da quanto stabilito dal Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 settembre 2000 numero 299, che all’articolo 3 recita: «Consegna della tessera elettorale 1. La consegna della tessera elettorale e' eseguita, in plico chiuso, a cura del comune di iscrizione elettorale, all'indirizzo del titolare, ed è constatata mediante ricevuta firmata dall'intestatario o da persona con lui convivente. Qualora l’intestatario non possa o non voglia rilasciare ricevuta, l’addetto alla consegna la sostituisce con la propria dichiarazione. 2. La tessera elettorale viene consegnata ai titolari domiciliati fuori del comune per il tramite del sindaco del comune di domicilio, quando quest'ultimo sia conosciuto. 3. Qualora il titolare risulti irreperibile, la tessera elettorale è restituita al comune che l’ha emessa. 4. Gli elettori residenti all’estero ritirano la tessera presso il comune di iscrizione elettorale in occasione della prima consultazione utile, fermo restando l’invio della cartolina avviso prevista dall’articolo 6 della legge 7 febbraio 1979, n. 40». Altra norma, poi, stabilisce che «Nei cinque giorni che precedono la data delle elezioni e nel giorno della votazione i comuni assicurano l’apertura al pubblico dei propri uffici secondo orari e modalità tali da assicurare il rilascio delle tessere elettorali non consegnate o i duplicati delle tessere in caso di deterioramento, smarrimento o furto dell’originale».

 

Dalla lettura di tali norme consegue in modo inconfutabile che il Comune di Corigliano Rossano, italiano e non somalo o del Burkina Faso, ha l’obbligo d’organizzare il proprio personale dipendente per la consegna delle tessere elettorali. Ma non sarà così. Già, perché stamane è stato pubblicato un avviso - o meglio una rettifica ad un avviso ancor precedente - che informa i cittadini circa le modalità e gli orari per potere ritirare le loro tessere elettorali presso una serie d’uffici comunali elencati a partire da lunedì prossimo 13 maggio.

 

 

Il Comune fa flop insomma, ed aggira la legge. Ma in questa già singolare storia d’estremo ritardo nella consegna delle tessere, s’inseriscono altre storie assai singolari capitate ai (pochi) cittadini cui le tessere sono state consegnate presso le loro residenze. Con qualche addetto comunale che avrebbe unito l’utile della consegna delle tessere elettorali all’altrettanto utile consegna di fac-simili di schede elettorali e “santini” del proprio candidato a sindaco preferito e dei propri preferiti candidati a consigliere comunale, prediligendo, nel proprio giro di consegna di tessere elettorali, fac-simili e “santini”, le persone “più vicine” o “più avvicinabili”. E sul pasticciaccio brutto della consegna delle tessere elettorali, proprio stamane al commissario straordinario del Comune Domenico Bagnato sarebbero giunte diverse proteste da parte di cittadini furiosi…