Una singolare vicenda di stalking emerge in queste ore a Corigliano Rossano. Dove a G.F., 30enne coriglianese accusato d’atti persecutori, i carabinieri hanno notificato un’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari che dispone nei suoi confronti il divieto d’avvicinamento alla propria vittima e di comunicazioni telefoniche con la stessa. Una donna, ovviamente. Il giovane è accusato d’atti persecutori, il reato che viene comunemente descritto proprio con la denominazione anglofona di stalking.

Il protagonista della vicenda accusava la propria vittima d’avergli causato, attraverso la somministrazione d’alcuni farmaci, una disfunzione di tipo sessuale. Perciò, la tempestava di telefonate e messaggi telefonici per minacciarla, addirittura di morte. La vittima è un medico operante in una struttura sanitaria pubblica, un centro di salute mentale della provincia di Bologna. La dottoressa aveva avuto in cura l’uomo a partire dall’anno 2015, e proprio nel corso del trattamento sanitario gli avrebbe somministrato dei medicinali che - a dire del trentenne coriglianese - gli avrebbero causato la disfunzione erettile.

 

Una convinzione che l’ha spinto ad accanirsi contro la professionista, con telefonate e messaggi continui, dapprima con una richiesta “risarcitoria” milionaria, poi con minacce, fino alle minacce di morte. Il medico già nel 2016 aveva sporto denuncia contro l’uomo. Il trentenne continuava a ripeterle che in un modo o in un altro gliel’avrebbe fatta pagare e che le avrebbe rovinato la vita. Persecuzioni continuate fino a qualche settimana fa. Ora il provvedimento, si spera risolutivo, da parte dell’autorità giudiziaria.