A Corigliano Rossano c’è una campagna elettorale in corso, la prima della sua storia, ok. Ci sono alcuni candidati alla carica di sindaco ed una marea di candidati alla carica di consigliere comunale. E secondo taluni il mondo dovrebbe fermarsi di fronte al patinato dei manifesti, dei santini, dei comunicati stampa che riempiono i giornali quotidiani cartacei dopo avere riempito il giorno prima - gli stessi - giornali on line e blog, piroettando tra WhatsApp e Facebook che è una bellezza. Ma non c’è solo il patinato della comunicazione, anche se alcuni vorrebbero ci fosse solo e soltanto quello. C’è la comunicazione fatta da giornalisti, spesso anche molto bene, e c’è il giornalismo tout court, quello che da un po’ d’anni a queste latitudini è poco praticato da noi stessi iscritti all’Ordine, con noialtri di AltrePagine che abbiamo deciso di restare proprio in questo campo. Che oramai stride assai col resto che abbiamo intorno, e ce ne rendiamo conto quotidianamente sin dai primi minuti successivi alla pubblicazione delle nostre notizie di cronaca nera e giudiziaria, di cronaca politica ed amministrativa, o d’altro.

E quelle che altrove - in realtà sociali assai meno barbare di quella in cui operiamo e dove in passato allo stesso modo abbiamo pure operato - sono normali notizie giornalistiche, qui diventano “scandalo” e col passare degli anni lo «scandalo del solito giornale». Che è un baluardo dell’informazione democratica di questo territorio con le sue diverse migliaia di lettori quotidiani.

 

C’è una campagna elettorale importante, abbiamo esordito così oggi. Spiace dovere constatare che l’idiosincrasia di taluni verso la comunicazione non patinata, verso il giornalismo tout court, verso il giornalismo libero, abbia prodotto candidati da caserma che con diffide e minacce di querele vorrebbero arrestare l’informazione di AltrePagine, e magari per questo genere di contorsioni mentali vorrebbero fare arrestare fisicamente il suo direttore.

 

E spiace dovere constatare la presenza, in quelle stesse fila, di gente avvezza all’onanismo politico da tastiera, che sul social network di Facebook offende, diffama e calunnia un giornalista che qui a Corigliano Rossano svolge quotidianamente il proprio lavoro. Se tra costoro poi s’annida persino un iscritto o ex iscritto all’Ordine dei giornalisti, che offende, diffama e calunnia pesantemente un proprio co-iscritto o ex co-iscritto (collega o ex collega non l’abbiamo mai considerato) e lo fa perché la sua vera occupazione è sempre stata quella di servo di partito, il fatto deve fare riflettere le donne e gli uomini liberi e di buon senso di questo territorio. Sì, perché essi, “politicamente impegnati”, sono allo stesso livello di barbarie dei familiari dei piccoli delinquentelli e pregiudicati del luogo che ci si scatenano contro utilizzando lo stesso mezzo di Facebook quando vedono pubblicate le foto dei loro “eroi di giornata”. I “politicamente impegnati” d’oggi che sono se non lo specchio che riflette proprio quella stessa barbarie?

 

In queste ore si sta celebrando la Giornata mondiale per la libertà di stampa, per la libertà del giornalismo. E la domanda su cosa sia o cosa non sia una notizia è una delle più complicate, del giornalismo. L’unico modo per rispondere è partire proprio dalle domande che dovrebbero precederla, ovvero: che cos’è il giornalismo? A che serve?

 

Noi crediamo che il giornalismo serva a far aumentare il nostro livello di realtà, ovvero a darci degli strumenti e delle informazioni per comprendere meglio le cose, i fatti, le donne e gli uomini che ci circondano. Sulla base di questa definizione, le notizie — che sono le unità minime di cui si compone il giornalismo — sono gli elementi singoli su cui si basa il tentativo di comprendere la realtà che ci circonda e, quindi, per proprietà transitiva — in questo caso la proprietà del tutto è anche una proprietà delle sue parti — le notizie sono notizie se esse aggiungono qualcosa nel nostro percorso d’informazione, dell’essere informati, ovvero di comprensione delle cose, dei fatti, delle donne e degli uomini che ci circondano.

 

Un concetto, questo, efficacemente spiegato con una battuta da Alfred Charles William Harmsworth, giornalista-editore inglese di fine Ottocento passato alla storia come Lord Northcliffe, il quale oltre cent’anni fa ebbe a dire: «La notizia è quella cosa che qualcuno, da qualche parte, non vuole sia pubblicata. Tutto il resto è pubblicità». E ora buona campagna elettorale a tutti.